25 aprile, non una festa sobria ma di pace e libertà da ogni guerra

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Mai come quest’ anno ricordare il 25 aprile è importante. Nonostante la morte di Papa Francesco gli 80 anni dalla liberazione del nazifascismo non vanno ricordati con sobrietà.

Farci dire come commemorare quegli orrori e come festeggiare la liberazione è come ritornare, dopo 80 anni, a non essere liberi.

Il 25 aprile è libertà, quindi anche quella di non essere sobri. Soprattutto per chi, in Italia, subisce i 5 giorni di lutto per la morte del Papa pur non professando la religione cattolica ( essendo ateo o agnostico) ma che crede nella bontà della liberazione dal nazifascismo.

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Non vivere più in un regime significava, 80 anni fa, essere liberi di poter esprimere il proprio pensiero politico ma significava anche non vivere più gli orrori della seconda guerra mondiale.

Ne abbiamo parlato nell’ altro pezzo di spalla, vivere la guerra significa morte e distruzione. Di grandi città come Roma ma anche di piccoli comuni come San Bartolomeo in Galdo ( Benevento) o di tanti gli altri compresi nel territorio italiano.

Oggi, con le guerre Russia Ucraina e Israele e Palestina, ricordare e festeggiare la fine del secondo conflitto mondiale è ancora più importante di dieci o venti anni fa.

L’attualità ci minaccia di una terza guerra mondiale. Ricordare gli orrori della seconda ci fa ben comprendere che non è il riarmo, non è un nuovo conflitto mondiale, che possono portare pace e benessere.

I valori che anelavano i nostri nonni del 1945 che non hanno visto più i loro fratelli tornare dai campi di concentramento tedeschi.

Chi di loro, se fosse ancora vivo, direbbe sì al riarmo? Sono convinta nessuno. Non lo diceva neppure Papa Francesco, forse l’ultimo dei pacifisti, che ha invocato la cessazione di ogni conflitto nell’ultimo messaggio che ha lanciato all’urbe e al mondo.

Quindi con maggior vigore va festeggiato il 25 aprile. E ve lo scrivo anche come donna ricordando il ruolo importante delle nostre nonne nella resistenza e nella costruzione di quella pace che le donne di oggi, Meloni e Von der Leyen in primis, mettono in dubbio puntando sulla difesa e sul riarmo di Italia e dell’ Europa.

Vorrei ricordare alle nostre governanti quello che fecero le nostre nonne, anche violentate dalle truppe tedesche e dallo stesso Mussolini soprattutto nelle campagne emiliano romagnole ma anche delle altre regioni italiane.

Le donne svolsero ruoli cruciali, sia combattendo direttamente sia fornendo supporto logistico e sanitario. Si stimano circa 70.000 donne coinvolte, con 35.000 riconosciute come combattenti.
Ruoli delle donne partigiane:
Staffette:
Trasportavano informazioni, armi, cibo e medicinali attraverso territori controllati dai nemici, spesso rischiando la vita.
Combattenti:
Molte donne, come Gina Galeotti Bianchi, parteciparono attivamente alle operazioni di resistenza, combattendo e sostenendo i partigiani.
Infermiere:
Svolgevano un ruolo fondamentale nella cura dei feriti e nel supporto sanitario ai partigiani.
Sostegno alla comunità:
Organizzavano il ricovero dei partigiani nelle case, fornivano documenti falsi e raccoglievano informazioni sul nemico.
Protesta pubblica:
Partecipavano a manifestazioni e scioperi per sostenere la resistenza contro il regime.
Testimonianze e memoria:
Figure come Nilde Jotti e Tina Anselmi, dopo la guerra, si dedicarono a garantire i diritti delle donne e a non dimenticare il contributo delle donne alla Resistenza.
Il Corriere della Sera ha pubblicato interviste e racconti di donne partigiane per mantenere viva la memoria della loro lotta.
Eventi come la Fondazione Nilde Iotti celebrano il 25 aprile come un momento di riconoscimento del loro coraggio e del loro impegno.
Cifre rilevanti:
35.000 donne partigiane riconosciute come combattenti.
19 medaglie d’oro al valor militare assegnate a donne partigiane.
70.000 donne che hanno partecipato alla Resistenza.

Queste donne si rivolterebbero nelle tombe ai discorsi di Meloni e Von Der Leyen.

A loro dedico il mio 25 aprile. Che festeggio, nonostante il dolore per la morte del Papa, con sentimenti lontani dalla sobrietà. Perché in fondo questa festa la avrebbe sentita fortemente anche il Papa argentino che in queste ore visiteranno da morto oltre 200mila persone in vista dei funerali di domani.

Viva il 25 aprile viva Papa Francesco.