Memorie di guerra, a Parigi importanti testimonianze per sensibilizzare alla pace

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Le sepolture francesi di corpi affidati al vento

di Eleonora Palmese

I cimiteri sono da sempre non solo luoghi di dolore, ma anche testimoni di epoche passate. A Parigi la storia si scrive e riscrive con le sepolture. Tre sono i principali cimiteri della città: Montparnasse, Montmartre e Père-Lachaise. Questi sono famosi per essere luogo di sepoltura di innumerevoli personalità di spicco, da artisti come Degas a musicisti come Jim Morrison.
Quello che non viene spesso raccontato è che in tutti e tre i casi camminando tra questi cunicoli infiniti di sepolture si arriva nella sezione ebraica dove, tra lapidi segnate dal ricordo di familiari e amici, trovano posto anche quei corpi che una vera sepoltura non avrebbero mai potuto averla. Si tratta di coloro che hanno incontrato la morte negli anni della guerra per mano della dittatura hitleriana, di tutte quelle persone che, come canta Guccini, sono volate per il camino e “ora sono nel vento”.

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Di queste anime la dittatura ha tentato di cancellare ogni segno, forte della convinzione che non meritassero di camminare sulla Terra. Importante poterle invece vedere proprio oggi, quando incombono nel mondo due guerre devastanti come quella mediorientale e quella Russia Ucraina.
In Francia, invece, queste salme senza nome né volto continuano ogni giorno a ricevere delle pietre sui monumenti a loro dedicati, il modo in cui nella religione ebraica si porge omaggio alle persone decedute.
Tramite questi monumenti e queste sepolture senza corpi il popolo francese porge omaggio a quel ricordo che dovrebbe continuare a vivere nella mente di tutti gli esseri umani poiché, come riportato su uno di questi stessi monumenti dedicato ai bambini scomparsi nei forni crematori delle cosiddette fabbriche della morte, “la nostra memoria è la loro unica sepoltura”.
Impossibile camminare in questi cimiteri e non sentirsi subito attratti da queste costruzioni in pietra che, tramite sculture suggestive e frasi d’impatto, catturano lo sguardo dei passanti e ne esigono l’attenzione, attirandoli per un attimo in quella spirale di dolore che ha segnato la fine di troppe vite umane. Uscendo fuori da questi luoghi tutto ciò che rimane nel cuore è il vuoto lasciato dall’oscurità di quella parte della storia del mondo in cui un uomo solo si sentiva burattinaio di un’umanità intera e, insieme, la necessità di ricordare al mondo che quella barbarie è esistita e sta a noi esserne portavoce ancora oggi.