Cordoglio per Papa Francesco: al Governo si è recitato il solito copione

di Anna Maria Di Pietro
Nel messaggio ufficiale diffuso da Palazzo Chigi, la premier ha espresso tutta la sua commozione e il suo cordoglio per la scomparsa di “un grande uomo e un grane pastore”, elogiandone l’esempio di semplicità e umiltà, impegnandosi a camminare nella stessa direzione, per ricercare la strada della pace, perseguire il bene comune e costruire una società più giusta e più equa, affermando che il magistero e l’eredità del Santo Padre non andranno perduti.
Ma, in questi giorni, la presidente del Consiglio ha anche parlato di un rapporto molto confidenziale con Papa Francesco, citando aneddoti teneri, commuovendosi fino alle lacrime nel ricordo di una persona con cui poteva parlare di tutto, fondamentale anche nei momenti di profonda crisi personale. Insomma, un maestro, una guida spirituale di cui si sente orfana un po’ come tutti. E, ancora, un “uomo di pace entrato nel cuore di tutti”.
Nel cuore di tutti, e non nel suo, a quanto pare, perché oltre le parole ci sono i fatti che smentiscono le buone intenzioni, a partire dal riarmo e dalla posizione mai presa contro Israele, mentre il pontefice ha sempre parlato di genocidio, chiedendo la pace, fino all’ultimo messaggio Urbi et Orbi, in cui aveva dichiarato “ignobile la situazione a Gaza”, schierandosi apertamente contro il riarmo.
Appelli che il Governo ha sempre ignorato, prendendo la strada opposta, con quello slogan “Dio, Patria e Famiglia” che stride, nella pratica, con i valori cristiani di accoglienza, solidarietà, equità.
“Il Papa degli ultimi”, ha detto Meloni; quegli ultimi, come i migranti, ignorati da un Governo che ha fatto di tutto per confinarli nei lager “autorizzati” costruiti in Albania.
E anche Matteo Salvini, quello delle magliette con la scritta “Il mio Papa è Benedetto”, è intervenuto, seppur con il messaggio essenziale di chi non sa cosa dire, e per solo dovere istituzionale.
Tali esternazioni, che parlano di eredità da onorare e cammino da proseguire, hanno suscitato la meraviglia dei più, soprattutto delle altre fazioni politiche, giudicando ipocrita l’atteggiamento del Governo che avrebbe potuto seguire l’esempio del Papa quando era in vita.
In realtà, c’è poco da meravigliarsi di fronte a chi ha sempre usato due pesi e due misure, e che ha fatto della doppiezza il suo cavallo di battaglia, strumentalizzando qualsiasi situazione per girarla a proprio favore. E anche in quest’ultimo caso, il Governo Meloni si è di nuovo imbellettato la facciata, si è messo a lutto – ben cinque giorni! – e ha ritenuto opportuno e conveniente “rivestire” di sobrietà tutte le celebrazioni, in primis quel 25 aprile che dà tanto fastidio a chi avversa la democrazia e la libertà (degli altri!). Nessuna novità, nessuna amplificazione, solo normale amministrazione, come da copione.


