ControCultura, la nuova rubrica di Anna Maria Di Pietro. “Vangelo secondo Maria” di Barbara Alberti: un inno all’autodeterminazione

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ControCultura è la nuova rubrica, condotta dalla giornalista Anna Maria Di Pietro, che ogni lunedì mattina vi farà incontrare persone, personaggi e storie tra le pagine di un libro, tra i colori di un quadro, per strada, in un piatto o nel profondo dell’anima, per riflettere insieme.

“Vangelo secondo Maria” di Barbara Alberti: un inno all’autodeterminazione

di Anna Maria Di Pietro

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Pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1979, il romanzo è una lunga risposta a una domanda: chi era Maria, prima di accettare con remissività il disegno divino?
In fondo, di questa figura, simbolo di obbedienza, si conosce solo il percorso dall’Annunciazione ai piedi della Croce.
Barbara Alberti la “rilegge” e la immagina in quel passato cancellato, le dà la parola liberandola dall’effigie, spogliandola del manto azzurro, togliendole l’aureola e l’aura di santità, appiccicandole sulle labbra un sorriso, alzandole il capo e regalandole lo sguardo fiero di un’adolescente ribelle, assetata di sapere, curiosa e piena di sogni, che vuole fuggire da quel mondo patriarcale e ingiusto che la soffoca. Una Maria più umana e vera che combatte per affermare la propria libertà, che si ribella ai dogmi del tessuto familiare e sociale perché vuole creare da sé la trama e l’ordito del proprio destino; non più ammantata di mistero, ma reale e pulsante, viva e vibrante, non più tramite ma artefice. Una piccola donna “scapigliata” che ama immergersi nella natura, osservare il volo degli uccelli, “sentire” il fresco dell’erba che sale dai piedi, immaginare che il sole, al tramonto, non muoia dietro l’orizzonte ma prosegua il cammino.
Maria che si ribella a un matrimonio combinato e poi accetta di sposare Giuseppe, uomo maturo e saggio che diventa maestro e complice per la realizzazione dei suoi sogni di fuga; alla base, però, c’è il compromesso di un rapporto casto, che poi si trasformerà in altro. Il racconto, che scorre fluido e con uno stile che a tratti lo trasforma in flusso di coscienza, regala pagine profonde e poetiche, in cui l’autrice entra in contatto con la parte più intima della protagonista, restituendola con le sue verità, i suoi dolori, le sue croci. Ma questa è una storia che dal passato parla al presente: Maria è una femminista ante litteram, perché è una contestatrice che si muove in un contesto spazio-tempo ostile e fortemente patriarcale, in cui le donne non sono pensanti ma solo accudenti e obbedienti “nel nome del padre”. Questo Vangelo moderno che non è affatto irriverente, perché scritto con acume e tenerezza, porta a una riflessione: cosa è cambiato da Maria di Nazareth a oggi? Quale cammino hanno fatto le donne? Sono, siamo, ancora in battaglia per la parità, per l’affermazione di alcuni diritti oltre il ruolo accudente affibbiato da una cultura che ancora le limita e da una politica che non le agevola e non le tutela, tanto che le violenze e i femminicidi sono in continuo aumento. La stessa Barbara Alberti in un’intervista ha detto che aveva dedicato la prima edizione alle “donne che si stavano prendendo la vita”, mentre la seconda, del 2007, è dedicata alle “donne che stanno perdendo la vita”. Agli eventuali lettori le dovute riflessioni.