Controcultura: “199 – Il genio del tiro”, dalla penna di Antonio Leone, un libro nel ricordo di un campione che non può essere dimenticato

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di Anna Maria Di Pietro

Antonio Leone, editore di Alture Edizioni, casa editrice di Castel Volturno, del suo libro ha detto:
«Il personaggio di Scalzone, fatta eccezione per i familiari, gli amici, i tiratori più anziani e gli addetti ai lavori è rimasto qualcosa di dimenticato per il grande pubblico. Dopo aver letto nel 2016 un articolo sul campione a firma di Giancarlo Loquenzi su La Stampa, ho proposto alla famiglia Scalzone di sviluppare un progetto editoriale attorno alla vita e alla carriera sportiva di Angelo. Da allora, ho raccolto testimonianze, documenti, archivi fotografici e oggetti personali, ricostruendo con cura la sua storia, dall’età di sette anni fino alla scomparsa nel 1987.
Questo libro, insieme a sceneggiatura, fumetto e museo, è un omaggio alla grandezza di “Peppino”, come veniva chiamato dagli amici, e un impegno per mantenerne viva la memoria».

Angelo Scalzone, campione olimpico del tiro a volo, viene disegnato dalla penna di Antonio Leone in questa autobiografia romanzata in cui il dettaglio, lo studio e la puntualità s’intrecciano restituendo al lettore il profilo professionale ma anche umano del genio del tiro, attraverso la ricostruzione dei racconti a più voci, le testimonianze di chi l’ha conosciuto, e delle tante fonti scritte interrogate.
Un’operazione complessa in cui a “parlare” è proprio Scalzone, cui l’autore presta la voce, in un
racconto appassionato e appassionante che inizia dalla fine, o meglio, da quel record, ancora imbattuto, 199 piattelli centrati su 200, che hanno portato il fuoriclasse sul podio del mondo.
Le prime pagine, con una mappa dettagliata del paesaggio inserito in un periodo storico ben preciso, quello del regime fascista, sono funzionali a far comprendere quanto i luoghi permeino le persone, insieme agli incontri fortunati e alla capacità di trasformare ogni cosa in un’opportunità, con lungimiranza e guardando oltre l’apparenza.
E allora, Castel Volturno e i Regi Lagni sono stati tutto questo per Angelo Scalzone, che da piccolo, e fino all’adolescenza, partendo dalla casupola di legno e pietra di proprietà del padre cacciatore ma con un fiuto sopraffino per gli affari, ha iniziato a comprendere il suo talento, prima sparando agli uccelli, poi colpendo lattine vuote e, infine, con una rudimentale macchina lanciapiattelli, quei dischi che continueranno, per tutta la vita, a delimitare suo orizzonte. E il lettore è lì, sul bordo del fiume, tra il fruscio di una flora selvaggia, il frullo d’ali di un uccello appena alzatosi in volo, il rumore di coccio del piattello appena centrato.

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Un paesaggio, anche interiore, in cui ha affondato le sue radici, che l’ha nutrito e formato, e che non ha mai dimenticato anche quando, gara dopo gara, vittoria dopo vittoria, il suo respiro è diventato internazionale. Un territorio in cui la sua figura è ancora viva nel ricordo caloroso e sincero, quasi a voler ricambiare la sua devozione, che neppure l’apice del successo è riuscita a scalfire.
Un uomo che “si presenta” e viene presentato in maniera onesta, senza filtri, con vizi e virtù: affascinante, con un debole per quel mondo femminile che lo rincorreva, modaiolo con le sue collezioni di maglioni in cachemire di tutti i colori, vezzo per il quale era soprannominato il principe Ranieri; amante del poker e della bella vita, ma che sul campo era rigoroso e sempre in competizione con se stesso, perché voleva vincere e vinceva, studiando l’errore, che diventava insegnamento per aggiustare il tiro. Caparbietà, tensione, adrenalina, determinazione e concentrazione lo hanno accompagnato nella sua parabola sportiva in continua ascesa.

E poi, la vita privata, quell’Amore “per sempre”, i valori della famiglia e dell’amicizia, i saldi princìpi.
Tra gare narrate in maniera da farne comprendere lo stato d’animo vissuto, imprese che assomigliano a quelle del mito, episodi di vita privata, dove non sono mancati il dolore e la sofferenza e neppure gli episodi esilaranti, la penna fluida e profonda di Antonio Leone riporta a un’epoca in cui lo sport era altro rispetto a oggi, dove è tutto vissuto in modo plateale, soprattutto attraverso i social che, un po’ in tutte le discipline, hanno fatto perdere quel contatto diretto tra campioni e tifosi.
Così, Angelo Scalzone, prima persona e poi personaggio, che l’autore in qualche modo ha voluto eternare in un ricordo emozionante ed emozionato, può fornire quell’esempio di “eroe” positivo di cui si ha tremendamente bisogno.
Un esempio di sacrificio, spirito di abnegazione. E quel messaggio, chiaro e forte, che si può leggere tra le parole: “niente è dovuto, ma si lavora sodo per raggiungere ogni obiettivo”. Tutto concentrato in un libro pensato, vista la sua lunga gestazione, curato nei minimi particolari per offrire al lettore un’esperienza, anzi, un volo, per dirla alla Scalzone.