Ottanta anni fa il diritto di voto alle donne: combattiamo l’astensionismo per onorare le nostre nonne

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Ricorre oggi l’ 80esimo anniversario della concessione del voto, universalmente riconosciuto alle donne italiane. Secondo una legge del Regno d’Italia tutte le donne che avevano compiuto 21 anni potevano votare.

C’erano stati precedenti in Italia.

Nella Repubblica partigiana della Carnia il diritto di voto alle donne capofamiglia, molto comuni all’epoca, venne garantito alle elezioni Comunali del 1944. Il primo febbraio 1945, il governo Bonomi decretò l’emancipazione delle donne, che ne consentiva la nomina immediata a cariche pubbliche: la prima fu Elena Fischli Dreher.

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Le prime elezioni in cui le donne italiane poterono votare (ma non essere candidate) furono le elezioni amministratrive della primavera 1946.
Nelle elezioni del 2 giugno 1946 tutti gli italiani votarono contemporaneamente per l’Assemblea costituente, dove furono candidate anche diverse donne, e 21 di loro furono effettivamente elette, e per un referendum che chiedeva al popolo di scegliere per l’Italia la Monarchia o la Repubblica. Le elezioni non si svolsero nel Venezia-Giulia e nell’Alto Adige perché erano sotto l’occupazione alleata.

La nuova versione dell’articolo 51 della Costituzione riconosce le pari opportunità nelle liste elettorali.

In Italia il dato importante è che alle urne 80 anni fa, per scegliere tra la Monarchia e la Repubblica, andarono a votare, con piccole differenze tra una provincia e l’ altra tra il 75% e il 90% dell’intero corpo elettorale femminile.

Le donne di allora, le nostre nonne, stringerono tra le mani le tessere elettorali come se fossero “la tessera del pane” per quanto ritennero importante la conquista di questo diritto. Allora in parlamento vennero elette 21 donne nell’ assemblea costituente.

É importante non disperdere le lotte delle donne di allora, ricordiamo che alcune si fecero anche uccidere in Europa per questo diritto sacrosanto.

L’ astensionismo e la totale disaffezione alla cosa pubblica che si registra nelle ultime tornate elettorali ( basti pensare che alle ultime politiche solo 6 donne su 10 hanno votato e alle Regionali in Molise una su due) è davvero uno schiaffo alle lotte che sono state fatte in passato anche per noi.

Non possiamo disperdere questo patrimonio di diritti rinunciando a esso. La battaglia odierna deve essere combattuta su due fronti.

Il primo quello della reale parità di genere nelle liste elettorali di ogni competizione, permettendo alle donne che lo vogliono di essere candidate e di esprimere le proprie idee.

Il secondo deve essere quello di riportare le donne al voto. Far sentire loro la necessità di recarsi alle urne allo stesso modo di quella di mangiare e lavorare.

È possibile con una politica che sia a reale misura di donna. Non dobbiamo essere soltanto un ornamento per dare il potere politico ai rappresentanti di sesso maschile. Ma insieme a loro dobbiamo avere il coraggio di portare avanti i nostri ideali e lottare affinché siano realizzati.

Noi lo stiamo facendo a livello istituzionale. Nella commissione pari opportunità della Regione Molise e nella consulta femminile del Comune di Campobasso. All’interno di Palazzo San Giorgio Rita ha proposto e ottenuto la realizzazione del Cug ( Comitato Unico di garanzia) che si occuperà della realizzazione delle pari opportunità nella pubblica amministrazione.

Continueremo a lottare, cercheremo altri risultati. Affinché si torni a comprendere che votare e partecipare alla vita politico istituzionale della cosa pubblica è necessario.

Rita Carroccia e Viviana Pizzi ( Costruire Democrazia)