L’Irish Film Festa di Roma porta sul grande schermo il dramma di Cechov

Di Eleonora Palmese
È terminato a Roma in questi giorni, presso la Casa del Cinema a Villa Borghese, l’Irish Film Festa, una rassegna cinematografica giunta alla sua sedicesima edizione che si propone l’obiettivo di celebrare registi e attori del panorama irlandese.
Numerosi i titoli, alcuni accompagnati dalla presenza di registi e attori in sala. Tra i nomi presenti in questa edizione non poteva mancare quello di Andrew Scott, uno degli attori irlandesi più amati degli ultimi anni grazie a ruoli di spicco sia sul grande che sul piccolo schermo. Scott è stato protagonista proprio della serata dello scorso 28 marzo, data in cui è stato presentato sullo schermo, nella sua unica apparizione italiana, lo spettacolo teatrale Vanya di cui l’attore è stato interprete e co-produttore.
Lo spettacolo, registrato direttamente durante le sue repliche londinesi completamente sold out, fa parte del progetto “National Theatre Live” che mette insieme una serie di produzioni per portarle dal palcoscenico agli schermi di tutto il mondo.

Ad intervenire prima della proiezione è stata la fondatrice del progetto Susanna Pellis, la quale ha introdotto la pellicola sottolineando come quest’ultima sia il primo passo del festival verso il tentativo di creare una vera e propria rassegna teatrale di attori irlandesi.
Vanya, adattamento in chiave moderna dell’opera del russo Cechov, è un one man show in cui Scott, dando prova delle sue abilità recitative, si cimenta nell’interpretazione di tutti i ruoli senza però mai far sentire la mancanza di altri membri del cast. Nell’abbracciare un palco intero con la sua sola presenza l’attore sembra ricoprire ogni spazio della scena, non facendo mai dubitare dell’interazione di più personaggi nella stanza.
Oltre a rappresentare un perfetto curriculum per la carriera di Andrew Scott, la proiezione di Vanya e il grande successo di pubblico riscosso sono la prova della volontà dei cinefili di avvicinarsi al mondo dello spettacolo in tutte le sue sfumature e un auspicio per la realizzazione di un progetto che riesca a coinvolgere nuove forme artistiche anglofoni sulla scena italiana.


