Donne e parità di genere, Giuditta Lembo: la metà di niente e non calcolate dalla politica locale

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Di Giuditta Lembo
“Le donne italiane, pur essendo come noto il 51% devono attendere da 100 a 132 anni per colmare il divario di genere e raggiungere la parità con gli uomini, un divario che si è allungato. Lo stesso Global Gender Gap Report 2022 del World Economie Forum sottolinea che la situazione, a causa delle ricadute del Covid e della lenta ripresa dell’occupazione, non è affatto migliorata rispetto al 2020. Con l’aggravarsi delle crisi, i risultati della forza lavoro femminile stanno soffrendo molto e il rischio di regressione della parità di genere globale si sta intensificando ulteriormente. Sebbene nessun Paese abbia ancora raggiunto la piena parità di genere, le prime 10 economie che hanno colmato almeno 1’80% dei loro divari di genere sono rappresentate significativamente dal continente europeo con le prime cinque posizioni: l’Islanda (90,8%) e gli altri paesi scandinavi come Finlandia (86%, 2°), Norvegia (84,5%, 3°) e Svezia (82,2%, 5°), insieme ad altri paesi europei come l’Irlanda (80,4%) e la Germania (80,1%) rispettivamente in 9° e 10° posizione. Anche i paesi dell’Africa sub-sahariana Ruanda (81,1%, 6°) e Namibia (80,7%, 8°), insieme a un paese dell’America Latina, Nicaragua (81%, 7°), e un paese dell’Asia orientale e del Pacifico, la Nuova Zelanda (84,1%, 4.), occupano posizioni nella top 10. Nel nostro Paese, pur essendo migliorato il punteggio globale rispetto al 2021- prosegue Giuditta Lembo, il Report afferma che saranno necessari 151 anni per eliminare il gap globale relativo alla partecipazione economica di uomini e donne, poiché siamo al 110^ posto su 146 Paesi analizzati e ultimi nella classifica Europea. Basso tasso di occupazione (in Italia lavora meno di una donna su due), nel 2022, la parità di genere nella forza lavoro si è attestata al 62,9%, il livello più basso registrato in sedici anni, dato che, se analizzato, rappresenta una alta percentuale di contratti part time (49,8%), una elevata differenza salariale (stimata nel 5,6% dal Wef, ma per altre rilevazioni Eurostat al 12%), un minore accesso alla formazione Stem (16% delle donne contro il 34% degli uomini) e una mancata possibilità di carriera (solo il 28% dei manager sono donna), peggio di noi in Europa solo Cipro. I conflitti geopolitici e i cambiamenti climatici hanno entrambi un forte impatto sulle donne. Inoltre, è probabile che il previsto approfondimento dell’attuale crisi del costo della vita abbia un impatto più grave sulle donne rispetto agli uomini, poiché le donne continuano a guadagnare meno e sono più spesso a capo di nuclei monoparentali. Il decennio di austerità che ha seguito la crisi finanziaria globale del 2008 ha limitato i settori che forniscono il nucleo delle infrastrutture sociali, influenzando i risultati per le famiglie e i caregiver — prevalentemente donne — durante la Pandemia. Un piccolo dato positivo- afferma la Lembo- riguarda la quota di donne nella leadership che è aumentata nel tempo ma solo nei settori in cui le donne erano già altamente rappresentate come le organizzazioni non governative e le associazioni (47%), l’istruzione (46%) e i servizi e il benessere personale (45%). Le donne continuano ad essere sovra rappresentate nelle materie di laurea in Istruzione, Salute e Welfare rispetto agli uomini e sottorappresentate nei campi STEM un esempio: la percentuale di donne laureate in Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (ICT) è dell’1,7%, rispetto all’8,2% degli uomini laureati. Per le posizioni di alta managerialità, il divario di ricchezza di genere complessivo ammonta all’11%; per i ruoli di tipo professionale e tecnico, il divario di ricchezza di genere quasi triplica al 31%; per i ruoli di esperto senior e di leadership si espande ulteriormente al 38%. Altro divario di genere è presente nel lavoro di assistenza che durante la Pandemia ha prodotto un sovraccarico di lavoro per le donne tanto che la quota di tempo trascorso dagli uomini nel lavoro non retribuito è stata del 19%, mentre per le donne è stata del 55%. Sulla base dei dati di Hologic, il rapporto rileva che tra il 2021 e il 2022, lo stress segnalato era superiore del 4% nelle donne rispetto agli uomini. Ciò si aggiunge a un crescente carico sanitario globale di disturbi mentali ed emotivi, che sta influenzando in modo sproporzionato la salute e il benessere delle donne. In Molise gli interventi a favore delle donne negli ultimi anni non sono stati tra le priorità del programmatore della politica regionale stante la situazione attuale e questo non può non interessare le donne molisane che dovrebbero tenerne conto e condividere insieme la possibilità di coalizzarsi trasversalmente per rivendicare quei diritti offesi proprio dalla mancanza di interesse verso i loro problemi.