Ddl sicurezza, Fallica: un attacco ai diritti fondamentali e alla libertà di dissentire

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L’avvocato Matteo Fallica, storico attivista civico, affronta con questa riflessione le implicazioni del disegno di legge 1660 (ora 1236 al Senato), noto come “DDL Sicurezza”. In questo articolo, l’Avv. Fallica mette in luce come le misure proposte nel DDL possano mettere in discussione diritti fondamentali e minare la partecipazione civile.

Il disegno di legge 1660 (attualmente numerato 1236 al Senato), intitolato “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica, di tutela del personale in servizio, nonché di vittime dell’usura e di ordinamento penitenziario”, solleva gravi preoccupazioni per le sue implicazioni sociali. Presentato a gennaio e approvato lo scorso settembre alla Camera, ora in discussione al Senato, è stato concepito in perfetta continuità con la politica del “decreto anti-rave”.

Dall’inizio di questa legislatura questo governo ha introdotto 48 nuovi reati nel codice penale e aumentato in maniera significativa le pene. Il trend che emerge è quello di una progressiva rinuncia da parte della politica nella ricerca di soluzioni sociali, a favore di un’azione sempre più repressiva e punitiva. Le misure contenute nel DDL pongono interrogativi fondamentali circa la loro compatibilità con i principi sacrosanti della Costituzione italiana, in particolare sul rispetto del diritto di dissentire e sulla tutela dei diritti civili. Tra le novità introdotte, si prevedono l’eliminazione dell’obbligatorietà del rinvio della pena per le donne incinte, il divieto di vendita della cannabis light, l’aumento delle pene per chi minaccia o usa violenza contro i pubblici ufficiali e un inasprimento delle sanzioni per multe e sospensioni della patente. In sostanza, l’obiettivo sembra essere quello di inasprire le pene per diversi crimini e garantire una maggiore protezione ai pubblici ufficiali. Tuttavia, questo disegno di legge solleva seri dubbi di incostituzionalità, proponendo una visione della società che si fonda sulla repressione, a discapito dei principi di uguaglianza, solidarietà e partecipazione che sono alla base della nostra democrazia. Tra gli aspetti più preoccupanti vi è la norma che punisce chiunque pratichi forme di resistenza passiva, con pene fino a 20 anni. Questa novità potrebbe creare un pericoloso precedente, penalizzando qualsiasi forma di disobbedienza civile, indipendentemente dal contesto. Alcuni hanno definito questa misura come una norma “anti-Gandhi”.

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Le preoccupazioni sollevate da numerose organizzazioni, giuristi e istituzioni, come Antigone, Forum Droghe, Rete Lenford e l’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), sono ampiamente giustificate. L’OSCE ha infatti dichiarato che “molte delle disposizioni del disegno di legge potrebbero minare i principi fondamentali del diritto penale e dello stato di diritto, ostacolando l’esercizio dei diritti umani e delle libertà fondamentali. Tra queste, spiccano il divieto di maltrattamenti, i diritti alla sicurezza e libertà della persona, le libertà di riunione pacifica, di espressione e di movimento, oltre al diritto a un processo equo e al rispetto della vita privata e familiare”. Se la legge non riconosce il dissenso come un valore fondamentale per il progresso sociale, ma lo considera una minaccia da combattere, rischiamo di trovarci intrappolati in un sistema in cui la partecipazione civica e la critica sociale vengono bandite e la libertà di pensiero e di espressione perderà di significato. La società potrebbe trasformarsi in un luogo di controllo, piuttosto che di partecipazione. In questo scenario di deriva autoritaria, la domanda che dobbiamo porci con coraggio e consapevolezza è: fino a che punto siamo disposti a sacrificare la libertà per una sicurezza che potrebbe, in realtà, minacciare la nostra stessa identità di cittadini liberi? La risposta a questa domanda determinerà il futuro del nostro paese. Una riflessione profonda non è più rinviabile, perché la posta in gioco è altissima: noi, la democrazia.

Avv. Matteo Fallica