Stop al Genocidio, apicoltore multato: mi sono rifiutato di togliere lo striscione al mercato

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É successo al mercato di Desio. Un educatore, da poco apicoltore si è visto elevare una multa di 430 euro per non aver voluto rimuovere lo striscione contro i bombardamenti a Gaza e contro il genocidio del popolo palestinese da parte delle truppe israeliane.

Il racconto di quanto accaduto è riportato in un audio in possesso dell’ Osservatorio della Repressione. È la voce dello stesso lottatore a raccontare quanto accaduto.

IL CONTENUTO DELL’ AUDIO

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“Oltre ad essere un educatore da qualche anno faccio anche l’apicoltore e questa mattina ero a fare il mercato con il banchetto del miele. Sul mio banco da un paio di mesi tengo uno striscione con la scritta Stop Bombing Gaza e Stop Genocide, basta bombe su Gaza basta genocidio. Questo striscione evidentemente ha destato l’ attenzione di qualcuno a cui non era gradito e sono stati chiamati i carabinieri. Sono arrivati sul posto e mi hanno chiesto di rimuoverlo perché altrimenti avrebbero dovuto procedere con un verbale e una denuncia nei miei confronti dicendo che stavo facendo propaganda politica non autorizzata. Mi sono rifiutato di rimuovere il mio messaggio che è sostanzialmente un messaggio di pace e non offende nessuno. Non viola i diritti di nessuno e soprattutto non istiga all’odio razziale e di genere religioso, etnico e culturale. Nessun tipo di odio viene propagandato nel mio messaggio. Chiedo che venga posta fine a un genocidio. Al mio rifiuto di fatto i due carabinieri presenti hanno chiamato un loro collega di grado superiore e mi è stato fatto un verbale con una sanzione di 430 euro. Ora vi chiedo di diffondere questo messaggio perché credo che il significato politico di quello che è successo sia molto grande e credo che quello che è successo sia molto grave. É una repressione del dissenso mettere in silenzio chi chiede la fine di questa guerra oscena e disumana. Non mi è possibile separare la giustizia ambientale che voglio per le api e per la nostra terra da quella che è la giustizia sociale anzi non ci può essere l’una senza l’ altra per questo motivo sono convinto che il mio striscione non dovesse essere rimosso e anzi quando le persone si fermano a parlare è già un primo passo perché abbiamo bisogno che di questo massacro se ne parli, é la prima cosa che viviamo è il silenzio o l’indifferenza”.

LA RIFLESSIONE

Non è questo l’unico strumento di repressione che si sta mettendo in atto per non far sapere cosa accade nel territorio palestinese.

Anche un semplice link condiviso sui social che parla di questa guerra assurda è impossibile da condividere. Come un articolo condiviso dalla nostra testata in cui i comunisti e la sinistra estrema chiedevano l’interruzione dei rapporti tra Italia e Israele.

Diffondere informazioni e sensibilizzare contro questa guerra è diventato quasi impossibile. Non facciamo altro che chiedere la pace.