Stellantis, il futuro incerto della Gigafactory di Termoli parte da lontano: ecco le motivazioni della manifestazione del 18 ottobre

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Si fa sempre più cupa la situazione alla Stellantis a Termoli ma non solo. Il progetto della Gigafactory sembra essere sempre più lontano. E le motivazioni potrebbero non risiedere solo nel mercato automobilistico italiano.

NUOVA CASSA INTEGRAZIONE A TERMOLI

Intanto che succede a Termoli. Le stesse brutte notizie di sempre. La cassa integrazione arrirva per tutto lo stabilimento Stellantis nella settimana dal 14 al 20 ottobre prossimo.
La conferma arriva dalle organizzazioni sindacali.

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L’azienda automobilistica, in via cautelativa, ha richiesto la cig ordinaria per il reparto Fire e Motori Gse, T4 e V6.
L’unità cambi dell’impianto automobilistico è attualmente chiusa in vista della realizzazione della Gigafactory, progetto “paralizzato” in attesa di un’evoluzione sulla ricerca delle batterie e le divisioni motori endotermici starebbero in “sofferenza”.

GIGAFACTORY: ECCO LA RELAZIONE DEL MIMIT

Ma che notizie si hanno della realizzazione della Gigafactory? Il tutto è fermo al 17 settembre quando si è tenuto al Mimit il tavolo riguardante la realizzazione della Gigafactory di Termoli da parte di Automotive Cells Company (ACC), joint venture tra Stellantis, Mercedes-Benz e TotalEnergies.

All’incontro, presieduto dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, hanno partecipato i vertici dell’azienda, i rappresentanti di Stellantis, il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, i sindacati confederali e di categoria nazionali e territoriali, e i tecnici del Mimit e del Ministero del Lavoro.

Durante l’incontro, dalle notizie ufficiali del ministero, ACC ha manifestato incertezza sui tempi di realizzazione delle Gigafactory di Termoli e Kaiserslautern, a causa del mutato contesto di mercato dell’auto elettrica, delle incertezze sulla domanda futura di componenti per l’industria automotive e della possibilità di adottare nuove tecnologie produttive per la realizzazione di batterie meno costose del 20-30%.

Alla luce di quanto manifestato da ACC, e al fine di non pregiudicare il raggiungimento degli obiettivi del PNRR e di allocare le risorse entro il 2026, il ministro Urso ha comunicato che procederà con il ricollocare i fondi previsti per la realizzazione del sito produttivo di Termoli verso altri investimenti coerenti con la transizione energetica del comparto, al fine di avere certezze sull’utilizzo delle risorse europee.

Al contempo, Urso ha assicurato che “il governo è disponibile a valutare di destinare ulteriori fondi, di altra natura, al progetto quando ACC sarà in grado di presentare il nuovo piano industriale per Termoli comprensivo della nuova tecnologia”.

Il tavolo sarà riconvocato entro la fine di ottobre per fare il punto sul piano che ACC intende adottare in ambito tecnologico, industriale e occupazionale per lo stabilimento.

LA CRISI DELLE BATTERIE E DELLE GIGAFACTORY ARRIVA ANCHE IN SVEZIA


La crisi sembrerebbe non riguardare soltanto Italia e Germania. Ma anche la svedese Northvolt, la prima ad avviare una gigafactory in Europa sembrerebbe in affanno. Tra i suoi fondatori c’è un italiano, l’ingegner Paolo Cerruti, un passato in Tesla insieme al socio svedese Peter Carlsson. Fondata nel 2016, Northvolt aveva raccolto nei diversi round finanziamento cospicui come 2,75 miliardi di dollari da diversi investitori tra cui Volkswagen, che ora annuncia pesanti tagli alla forza lavoro e Goldman Sachs.

Accadrà che circa 1.000 dipendenti svedesi della Northvolt perderanno il lavoro a Skelleftea, dove si trova la mega-fabbrica dell’azienda. Inoltre, 600 posizioni verranno eliminate in altre parti del Paese. L’annuncio significa anche che l’espansione dell’impianto situato nel nord della Svezia è bloccata. Northvolt avrebbe dovuto aggiungere 30 gigawattora di potenza delle celle della batteria, che avrebbero dovuto essere in grado di alimentare circa 500.000 veicoli all’anno. Sembra passata un’era geologica da quando quel sito di Skeffeltea avrebbe dovuto replicare la produzione mondiale di batterie di cui si giova la Tesla del gruppo di Elon Musk. Northvolt aveva incassato ordini per 26,5 miliardi di euro dalle principali aziende europee tra cui i colossi tedeschi Volkswagen e Bmw oltre alle svedese Volvo. E si ipotizzavano tremila nuovi posti di lavoro. Invece, complice il crollo delle immatricolazioni delle auto elettriche in tutti i mercati europei, Italia in testa, anche le aziende newcomers, che si erano mosse per prime, ora vanno in stress finanziario.

E ARRIVA LO SCIOPERO DEL 18 OTTOBRE

Per tutti questi motivi e per un futuro lavorativo incerto i lavoratori di Stellantis e di tutto il settore automotive sciopereranno venerdì 18 ottobre. Lo hanno deciso Fim, Fiom e Uilm, che organizzeranno una manifestazione nazionale a Roma. Nel 2023 – secondo i dati sindacali – Stellantis ha prodotto in Italia 751mila veicoli, di cui 521 mila auto e 230mila veicoli commerciali. Negli ultimi 17 anni (2007-2024) la produzione di auto in Italia di Fiat (poi Fca e Stellantis) si è ridotta di quasi il 70% da 911.000 alle 300.000 stimate quest’anno se continuerà l’attuale trend. Delle 505 mila auto vendute in Italia meno della metà è stata prodotta nel nostro Paese (225mila).

«Sono indispensabili urgenti interventi sulle scelte strategiche del settore automotive da parte della Ue, mirate politiche industriali da parte del Governo e impegni industriali seri e coraggiosi da parte di Stellantis e delle aziende della componentistica». Così Fim, Fiom e Uilm nel documento congiunto con cui è stato proclamato lo sciopero del settore per il 18 ottobre. «Le drammatiche novità provenienti dalla Germania e dal Belgio, a partire dal gruppo Volkswagen, rischiano di produrre un terremoto per tutta l’industria dell’automotive nel continente, mentre Usa e Cina difendono l’industria con fortissimi investimenti. Ciò per noi potrebbe provocare effetti dirompenti, giacché il settore rappresenta l’11% del Pil italiano».