Piantedosi, Facciolla: “La disperazione non può mai giustificare viaggi che mettono in pericolo i propri figli”.

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In questa aberrante sequenza di poche parole è racchiuso un cinismo e una assenza di empatia mai visti e uditi dalle istituzioni nazionali.

Quali madri assassine e padri crudeli sta condannando il Ministro?
Quelli che alla fame, agli stupri e alla morte preferiscono sfidare le onde del mare per dare ai propri figli una possibilità seppure rischiosa.

Dietro questa fase c’è, inoltre, l’agghiacciante strategia di spogliare e denudare le vittime dell’ultima tragedia, tra cui 15 bambini, da ogni possibile forma di empatia e partecipazione per la loro tragedia, con un spietato ribaltamento dei ruoli additando loro come colpevoli di disumanità e infanticidio.

In queste dichiarazioni che potremmo affermare essere un festival delle disumanità il Ministro sostiene inoltre che “sono stato educato alla responsabilità di non chiedermi cosa devo chiedere io al luogo in cui vivo, ma cosa posso fare io per il Paese in cui vivo per il riscatto dello stesso”.

In sostanza un Ministero dell’Interno di una delle più grandi democrazie mondiali annulla il concetto di diritto d’asilo che è uno dei capisaldi del mondo libero.
Accanto alla scarsa conoscenza dell’animo umano il Ministro manifesta una inadeguata cultura del senso delle istituzioni.

Un mix letale.

Per gestire le migrazioni ci vuole cultura, competenza ma soprattutto cuore.

Vittorino Facciolla