L’opinione della direttrice: al Comune di Campobasso la crisi è davvero “Forte”. Ecco i possibili scenari sul futuro di Palazzo San Giorgio

Non potevamo non iniziare questa settimana con un pensiero- analisi su quanto avvenuto a Campobasso nell’ultima settimana.
Il terremoto politico del capoluogo di regione è un fatto che non può restare isolato.
Iniziamo dai fatti. Lo scorso giugno, dopo il primo turno elettorale gli allora candidati sindaco Marialuisa Forte e Pino Ruta, rispettivamente rappresentanti del campo largo e del Cantiere Civico, strinsero un patto elettorale.
Che prevedeva, tra le altre cose, un cambio di passo della gestione dei rifiuti in città anche attraverso la governance della Sea, la società che gestisce la raccolta differenziata tra le altre cose. Fu un fatto che all’interno del Cantiere Civico fu portato avanti soprattutto grazie alla sensibilità sui temi dell’ ambiente di una delle tre liste che sostenevano il patto Civico di Pino Ruta: Unica Terra. L’ associazione rappresenta da anni grazie ai vertici Adelindo Di Donato e Giovannino Cornacchione, le lotte ambientali sul territorio.
Prima di arrivare alla nomina Sea di Piero Neri ( che a nostro avviso non è altro la goccia che ha fatto traboccare il vaso ndr) si era già visto che nessun cambio di passo era stato fatto partendo innanzitutto dalla conferma dell’ assessorato all’ ambiente a chi lo aveva già ricoperto nei cinque anni precedenti.
Anzi con la rimozione dei cassonetti sfogatoio, dove molti cittadini conferivano ogni tipo di rifiuto, la situazione della differenziata a Campobasso non solo non è migliorata ma è nettamente peggiorata.
Perché è mancata anche la sensibilizzazione del Comune e dell’ assessorato all’ ambiente verso un rispetto delle regole. La città quindi si è presentata più sporca e meno vivibile.
Il cambio di passo c’è quindi stato ma in peggio.
È da ricordare che la vittoria di misura della sindaca Forte su De Benedittis al ballottaggio è avvenuta solo grazie all’ apporto del cantiere civico che da solo ha raggiunto il risultato storico del 20% per una lista fatta quasi esclusivamente di gente nuova che teneva al bene della città.
Davanti a tutto ciò era un obbligo morale prima che materiale rispettare l’ accordo firmato anche dai segretari regionali di Pd e Cinque Stelle e dai due candidati sindaco.
Invece grazie alla regia occulta del Pd l’ accordo relativo alla governance della Sea è andato alle ortiche. Ma non finisce qui come avrebbe detto il compianto Corrado Mantoni alla Corrida. Ricordiamo che lo spettacolo di Canale 5 vedeva l’ esibizione di dilettanti allo sbaraglio.
Come i concorrenti del programma dell’ allora Fininvest così si sono comportati i nostri politici.
Il buonsenso dice che per governare una situazione nata già malata bisogna rispettarli gli accordi. Non fare fughe in avanti nominando un politico alla presidenza della Sea.
Ebbene sì perché l’avvocato Piero Neri altro non è che il segretario regionale di Avs, partito del campo largo che aveva sostenuto la sindaca dal primo turno. Neri vanta amicizia decennale con l’ ex senatore Roberto Ruta che resta dietro le quinte ma ha ancora il suo peso politico enorme in città.
La mancata realizzazione di questa parte del programma ha portato gli eletti del cantiere civico a prendere una decisione drastica: annunciare le dimissioni dei tre assessori Piero Colucci, Angelo Marcheggiani e Adele Fraracci e quelle dei consiglieri da presidenti delle commissioni ma non da Palazzo San Giorgio.
L’ atto politico dei tre esponenti di giunta dimostra una sola cosa: il Cantiere Civico non è attaccato alla poltrona. In particolare Angelo Marcheggiani e Adele Fraracci con questa decisione escono fuori dai giochi nonostante abbiano riportato mille voti in due, avendo rinunciato lo scorso anno, come prevede la legge, anche alla carica di consiglieri per entrare in Giunta.
Un altro fatto è che dieci consiglieri di centrodestra il 24 aprile scorso hanno deciso di soccorrere il centrosinistra, votando il rendiconto del Comune in cambio dell’ approvazione di otto loro mozioni.
I partiti coinvolti sono stati tutti quelli dell’ area moderata ( Forza Italia, Udc, Popolari per l’ Italia e Noi Moderati) con l’ aggiunta della Lega. Quest’ultima poi non ha preso parte alla conferenza stampa del centrodestra quando ha spiegato il perché del voto del rendiconto.
I fatti dicono che De Benedittis e i consiglieri di Fratelli d’Italia sono stati gli unici a comportarsi da opposizione e votare contro.
Così da anatra zoppa con l’ingresso di Varra e Madonna, il voto del rendiconto è stato quasi unanime da governo di soccorso pubblico. Il Cantiere Civico lo ha votato per coerenza coi patti di maggioranza.
Succede anche che il giorno prima della nomina Sea i Moderati inviano una agenzia dove si tirano fuori dai giochi di fatto attaccando frontalmente il Cantiere Civico.
Fin qui i fatti. Ora partiamo con le ipotesi. Non abbiamo la palla di vetro, non siamo maghi, ma è facile pensare che la sindaca possa chiedere un ulteriore soccorso al centrodestra per il documento di bilancio che dovrà essere votato a giugno.
Soccorso che potrebbe essere esterno ( votando solo i provvedimenti) o interno ( chiedendo in cambio i tre posti in Giunta lasciati vacanti dal Cantiere Civico).
Ma per farlo dovrebbero essere sicuri che i primi tre dei non eletti che subentreranno loro, sosterranno questo novello patto del Nazareno o governo Draghi alla Campobassana dove a rimanere fuori sarebbero soltanto Cantiere Civico e Fratelli d’Italia.
In caso di mancata sicurezza potrebbe, la sindaca, pensare soltanto momentaneamente al rimpasto di giunta con le forze attualmente in campo.
Il tutto renderebbe questa nuova maggioranza tutt’ altro che “Forte”.
Poi c’ è la questione “Telemolise”. In un servizio andato in onda ieri sulla rete ammiraglia delle TV private molisane, soltanto De Benedittis e Pilone si sono detti pronti a tornare al voto. Addirittura il capogruppo della Lega ha sostenuto, contraddicendo il suo candidato sindaco, che andare al voto adesso “non sarebbe fare il bene della città” .
E a questo proposito ricordiamo che qualora non ci fosse una caduta del Comune ai bilanci, ci potrebbe essere il 16 luglio con la sentenza Tar sul ricorso del centrodestra che chiedeva l’ annullamento delle elezioni.
Il promotore dell’azione giudiziaria davanti al Tribunale amministrativo ( De Benedittis) si è detto pronto a tornare alle urne. Ma se in cambio di un accordo per la città gli si chiedesse di ritirare il ricorso elettorale?
Sarebbe una novità assoluta per il panorama politico molisano che vive da anni di ricorsi elettorali. Ma una cosa del genere potrebbe portare l’ attenzione dei media nazionali sulla città di Campobasso e non sarebbe una bella figura per il centrodestra. E non crediamo che Meloni o Salvini potrebbero essere contenti di questa cosa che potrebbe a cascata mettere a rischio anche gli equilibri in Regione.
Cosa dovrebbe invece accadere? Che con un moto di coerenza politica tutto il centrodestra si dovrebbe rivolgere al Cantiere Civico proponendo le dimissioni di massa dalla carica di consiglieri comunali, così come avvenne nel 2012 a Isernia nel caso del compianto Ugo De Vivo.
Si dovrebbe proporre in alternativa una mozione di sfiducia collettiva e votarla in maniera compatta.
Ma sembrerebbe dimostrato che se Atene ( il centrosinistra) piange, Sparta ( Il centrodestra) non ride. Quindi quello che dovrebbe accadere probabilmente è proprio quello che non accadrà mai. E Tramontano a Telemolise lo ha fatto capire chiaramente.
La Madonna del Carmelo ci libererà di questa ingarbugliata situazione mandando tutti al voto già dal 16 luglio al Tar? Solo chi vivrà vedrà. L’unica cosa certa è che la politica che vi abbiamo raccontato non ha nulla di etica della Polis, che è il significato letterale di questa nobile arte che ora di nobile non ha più nulla se non un nome che non le somiglia.


