Giornata della Memoria, ecco dove erano i campi di internamento molisani

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di Eleonora Palmese

Quando si parla di Shoah, di Olocausto, di campi di sterminio e concentramento il pensiero comune porta a puntare il dito sulla Germania nazista. Quello che sembra passare in secondo piano è che questa grossa macchia sulla storia dell’umanità è sì nata in ambiente tedesco, ma si è allargata sul resto del mondo tramite numerosi leader di altre nazioni che ne hanno sposato l’ideologia. A braccetto con la Germania hitleriana camminava soprattutto l’Italia mussoliniana che portava avanti le proprie idee di superiorità della “razza”. Nella penisola oppressa dalla dittatura, in cui i campi di concentramento cominciavano a nascere e i primi treni verso i campi di sterminio a partire, anche l’odierno Molise faceva la sua parte nel tentativo di repressione della “minaccia ebrea”. Nella piccola regione del sud Italia erano stati identificati sei comuni nei quali, in seguito, furono internati prigionieri politici, ebrei e in generale tutti coloro considerati scomodi dallo Stato: si trattava di Agnone, Boiano, Bonefro, Casacalenda, Isernia e Vinchiaturo. Nonostante le condizioni di vita apparentemente più accettabili rispetto a quelle dei campi di concentramento dell’Europa del nord, neanche in Molise venne mai persa l’occasione di sminuire la vita dei prigionieri dei campi. Se da un lato troviamo realtà come quella di Boiano in cui la maggior parte dei cittadini non era neanche a conoscenza della presenza del campo, dall’altro troviamo anche situazioni come quella di Agnone, i cui cittadini non sembravano capaci di comprendere come gli ebrei, al pari degli altri internati, potessero rappresentare un pericolo. È proprio un agnonese del tempo, il signor Di Rienzo, a sottolineare come l’unico peccato di queste persone fosse stato il puro e semplice pensiero diverso da quello accettato dal regime. Oggi dei campi di internamento molisani non restano che testimonianze e ricordi tramandati nelle famiglie dai testimoni di queste atrocità. Insieme a questi stralci di memoria, ciò che rimane ai cittadini del presente e del futuro è il dovere di far sì che le informazioni non cadano nel dimenticatoio e, anzi, vengano sempre più diffuse e usate come armi di sensibilizzazione.