Corruzione, indagati il presidente della Regione Roberti e sua moglie

Da giorni si parlava della copertura di due nomi eccellenti nell’inchiesta della Dda dove sono finiti dentro 47 nomi legati al Molise e alla Puglia.
Il mistero è ora svelato: si tratta del presidente della Regione Francesco Roberti e di sua moglie.
Il reato a lui ascritto è corruzione.
E’ lo stesso presidente della Regione a confermarlo dopo le voci insistenti su un suo coinvolgimento circolate nelle ultime ore. Con Roberti è indagata anche la moglie.
Il nome di Roberti era stato secretato dal procuratore di Campobasso Nicola D’Angelo nell’avviso di conclusione delle indagini. Il politico di Forza Italia, nella vita progettista, collaudatore di opere strutturali e impianti tecnologici, è stato in precedenza sindaco di Termoli e presidente della Provincia di Campobasso dal 2019 al 2023 (il periodo preso in considerazione dagli investigatori per l’ipotesi di corruzione). L’inchiesta della Dda di Campobasso contesta, per altri indagati, anche i reati di estorsione, traffico illecito di rifiuti, turbativa d’asta e infiltrazioni mafiose ma la posizione di Roberti non è ascritta ai reati di tipo mafioso.
In particolare sembrerebbe che nel suo ruolo di presidente della provincia di Campobasso avrebbe favorito l’assunzione di sua moglie Elvira.
“La vicenda in questione non riguarda il mio ruolo da Presidente della Giunta Regionale del Molise ,è per attività precedenti alla mia elezione. Mi preme precisare come da parte mia ci siano stati sempre comportamenti corretti e rispettosi della legge”. Così il governatore del Molise Francesco Roberti a proposito del suo coinvolgimento nell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia.
“Sono pronto a fornire alla magistratura tutte le necessarie informazioni utili – prosegue – a fare luce su ogni aspetto, affinché sia fatta piena chiarezza. Entro i 20 giorni previsti fornirò ogni dettaglio utile, per far sì che questa situazione possa risolversi rapidamente a conferma della correttezza del mio operato”. Roberti, che è assistito dagli avvocati Mariano Prencipe e Michele Marone, ha chiesto di essere ascoltato “per ogni utile informazione finalizzata a chiudere questa situazione”. “Continuerò a svolgere il mio lavoro con la massima serietà e serenità – conclude -. Come sempre, nutro piena fiducia nel lavoro della magistratura”.


