West Nile, prima ondata in Molise: per la prevenzione si aspetta il morto?

di Nicola Zagaria
È notorio che le zanzare e gli insetti dotati di capacità invasive rappresentano dei veicoli potenzialmente infettivi. Si è diffusa peraltro da mesi una forma influenzale e parainfluenzale preoccupante. Per sintomi ed aggressività. Non solo. I dati relativi ai recenti casi da virus West Nile ( virus noto da tempo), sta mietendo una labile paura.
Non tanto quantitativamente data la relativa esiguità dei casi. Ma per il rischio che la diffusione dei ditteri e culicidi che, viste le temperature tropicali anomale e gli sbalzi, in questo periodo sta destando una apparente contenuta preoccupazione. In pratica incontenibile, diciamola tutta, considerando la reale capacità diffusiva. Cambiamento climatico? Guai a dirlo. Guai ai complottisti. Ma laltra terrificante ipotesi è quella che riferisce alle subforme mutanti COVID, notoriamente e misteriosamente autoestintosi, almeno sulle magiche pagine politicamente corrette. Anche lì si annoverano decessi e morti sospette, ascrivibili a forme identificate come submutanti.
Intanto la Commissione d’inchiesta conduce avanti i lavori e tutti i deficit della malaorganizzazione derivante dalla mancanza di un piano pandemico. Per effetto del quale hanno pagato semplicemente con la vita migliaia di pazienti. Siamo in attesa che crescano sempre più gli interpelli delle procure sparse sul tutto il territorio nazionale a riguardo. Nessuno ne parla. Nel piccolo Molise sappiamo com’è andata a finire in prima battuta. La Corte di Cassazione ha sancito che il delitto di epidemia colposa può sussistere solo liddove abbia basi comprovate, in ambito civile e penale, per effetto di una condotta palesemente omissiva. Staremo a vedere . Di Torre COVID si torna a parlare solo recentemente grazie ai fondi del PNRR. In mostruoso ritardo. Né dimentichiamo i moduli di terapia intensiva, tanto poco utilizzati da essere caduti nel dimenticatoio, che sono stati dati in ausilio (teorico) ai tre presidi ospedalieri hub e spoke regionali. Sono costati soltanto due occhi della testa. Nessuno ne parla. Insomma uno spreco sullo spreco. Fa il pari con il misterioso ritiro del governo centrale rispetto alle istanze del nuovo Accordo Pandemico Globale dell’OMS. Nessuno ne parla.
Tornando a noi, è significativo un certo numero di casi, sospettosamente virali, rilevato nei dipartimenti di emergenza, presentatisi con sintomi drammaticamente fulminanti e fatali, nelle forme di polmoniti e broncopolmoniti. Insomma al di là dei voli pindarici con cui intendiamo stimolare l’attenzione di chi legge, l’argomento virus resta ancora scottante e pieno di sospetti. Scomodo. Peculiare nei meandri del profilo scientifico, non più puro come in tempi pregressi. Liddove, guarda caso, l’ingerenza degli interessi farmaceutici e multinazionali non è più tenuta a debita distanza. E così, svolazzando, ci permettiamo di dare un semplice consiglio alle strutture commissariali e assessorili sanitarie regionali nonché agli amministratori comunali. Al di là delle mirabolanti manovre al buio e del terrorismo della memoria storica e al di là di fantasiosi protocolli di vigile attesa, sarebbe bene spendere qualche soldino in più e praticare il più frequentemente possibile la disinfestazione diffusa, adulticida e larvicida. Una manovra preventiva, ripetibile, efficace, semplice, relativamente demolitiva sull’equilibrio ecosistemico, che consente la certezza perlomeno di limitare i fattori di rischio per i cittadini, che anche per semplice camminata tornano a casa con pomfi da ‘paura’. Prima che ci scappi il morto e si debba ricorrere ai ripari tardivamente.


