Veneziale al collasso, la protesta di Castrataro continua ad oltranza: atteso per la prossima settimana l’incontro con Asrem

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Dovrebbe essere la prossima settimana la data in cui i rappresentanti dell’ Asrem dovrebbero incontrare il sindaco di Isernia Piero Castrataro. Il primo cittadino è dalla notte di Santo Stefano in protesta con una tenda davanti all’ospedale Veneziale per chiedere garanzie sul futuro del presidio.

“Se non ottengo rassicurazioni- ha dichiarato telefonicamente Castrataro a Controvento- continuerò questa protesta pacifica. Il nostro ospedale è un presidio fondamentale per la nostra città e va salvaguardato a tutti i costi”.

Ma se dal centrosinistra Castrataro sta ottenendo manifestazioni di vicinanza e solidarietà, il primo di tutti è stato il presidente della Provincia- sindaco di Agnone e presidente della Conferenza dei sindaci Daniele Saia, dall’ altra parte Asrem e Roberti con una nota unica hanno inteso rispondere alla protesta del primo cittadino pentro.

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“In merito alla recente protesta messa in atto dal Sindaco di Isernia, Piero Castrataro, davanti all’ospedale “Veneziale”, è doveroso fare chiarezza su alcuni punti fondamentali per una corretta informazione ai cittadini e per ristabilire il piano della realtà istituzionale.
In primo luogo, è necessario ribadire che anche la programmazione sanitaria relativa all’ospedale di Isernia è competenza esclusiva della Struttura Commissariale e non della Direzione Generale dell’ASReM. Confondere i ruoli non aiuta a risolvere i problemi, ma contribuisce solo ad alimentare tensioni ingiustificate.
Tuttavia, nonostante i limiti tecnici delle proprie competenze programmatorie, l’ASReM e la Regione Molise credono fermamente nel valore del “Veneziale”. Tale fiducia non è espressa a parole, ma dai fatti e dagli investimenti concreti messi in campo: sono stati stanziati e investiti fondi significativi per il rinnovo delle apparecchiature medicali, per garantire una diagnostica e cure all’avanguardia, si è lavorato e ci si sta adoperando per far inserire l’ospedale nella rete formativa dell’Università degli Studi del Molise così da accogliere giovani specializzandi; è poi in atto un efficientamento dei reparti affinché il Veneziale sia, nei fatti, un punto di riferimento imprescindibile per tutto il territorio provinciale. Inoltre, l’azienda pubblica continuamente avvisi e concorsi per l’assunzione di nuovo personale medico, affrontando con determinazione la carenza di camici bianchi che affligge l’intero Paese. A questo si aggiunga che pur spostando con ordine di servizio un professionista da una struttura all’altra, questi possa decidere di dimettersi. Sono, invece, già pronti i piani di intervento per la ristrutturazione dei locali del 118 e del Pronto Soccorso, per migliorare l’accoglienza e la sicurezza di pazienti e operatori.
Alla luce di tutto ciò, appare strumentale la protesta del Primo Cittadino. Piuttosto che accamparsi davanti ai luoghi di cura, il Sindaco Castrataro dovrebbe concentrarsi su ciò che rientra nelle sue dirette funzioni: rendere la città di Isernia più attrattiva e vitale.
I giovani medici, che l’ASReM cerca con fatica di reclutare, non scelgono una sede solo in base al lavoro in reparto, ma valutano anche la qualità della vita che la città offre fuori dall’ospedale. Se Isernia non riesce a trattenere i professionisti, il Comune dovrebbe interrogarsi su quali politiche di accoglienza, socialità e svago stia mettendo in campo per le nuove generazioni in generale. La sanità si costruisce con la collaborazione tra istituzioni, ognuna nel proprio ambito, non con la demagogia”.

Nonostante questa risposta Castrataro ha deciso di continuare la protesta incassando anche la solidarietà della sindaca di Campobasso Marialuisa Forte e del primo cittadino di Termoli Nico Balice.

Una posizione più critica è stata invece messa in campo dal consigliere regionale di Costruire Democrazia Massimo Romano.

“Stimo Piero Castrataro come sindaco di Isernia e come persona. Rispetto e approvo il suo gesto eclatante, al quale va il merito politico di aver acceso i riflettori sul disastro sanitario del Molise che si sta consumando nel silenzio interessato di certa stampa, di certa politica e, purtroppo, di certe istituzioni, anche di controllo.

Ed è proprio per non vanificare la sua iniziativa che rinnovo a Piero l’invito ad andare “oltre la tenda”, cioè a promuovere un percorso immediato per un’alternativa politica e istituzionale concretamente praticabile allo sfascio di questo centrodestra di chiacchiere e malgoverno, mettendo insieme i sindaci, a partire dai due capoluoghi, i presidenti delle province, i consiglieri regionali non asserviti e tutti i cittadini con un minimo di senso civico residuo, in modo da poter rivendicare un ruolo di interlocutori verso il Governo centrale in grado di colmare l’assenza dolosa della Regione.

La credibilità si misura sul coraggio di chiamarsi fuori dai luoghi comuni, dicendo le cose per come stanno: le responsabilità di questa situazione sono scandite da tappe documentabili, (purtroppo) trasversali e nessun partito ne è esente. Prova ne sia che a livello parlamentare nessun esponente di opposizione ha mosso un dito, come del resto i vertici dei partiti di centrosinistra, avendoci sguazzato tutti, inclusi Pd e M5S, nominando commissari ad acta nella migliore delle ipotesi inadeguati, e nella peggiore collusi, che hanno disintegrato quel che restava dell’organizzazione sanitaria pubblica.

Il servizio sanitario regionale si può ancora salvare, a patto che si proponga un quadro di riorganizzazione serio e concreto mettendo al centro la tutela del diritto alla salute dei molisani.
Tale riordino, a mio avviso, non può che partire dalla battaglia politica e giudiziaria condotta da Costruire Democrazia affinché venga attribuita allo Stato la responsabilità del disavanzo finanziario milionario – tema su cui a brevissimo è atteso il verdetto del Tar – così superando il fallimentare commissariamento che dura da 16 anni e che, di fatto, è servito e serve ancora solo a schermare i mandanti e gli utilizzatori finali di questa sciagurata politica sanitaria.

Non resta più molto tempo, è questo il momento di agire”.