Unineuromed, Fallica interroga Di Pietro: chi controlla il controllore?

di Matteo Fallica
La nomina dell’ex magistrato alla guida dell’Organismo di Vigilanza di UniNeuromed solleva interrogativi su indipendenza, trasparenza e conflitti d’interesse. L’avvocato e storico attivista, Matteo Fallica, chiede chiarezza.
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“Dopo il referendum sulla magistratura, in cui è stato molto visibile testimonial del Sì, su Antonio Di Pietro era calato il sipario. Si poteva pensare che stesse riflettendo sulle ragioni della sconfitta. Invece era in fase di ricollocamento. E infatti ha trovato posto a casa Neuromed.
Da fine settembre Antonio Di Pietro è il nuovo presidente dell’Organismo di Vigilanza di UniNeuromed, l’università privata di Pozzilli creata dal gruppo Neuromed. Il gruppo fa capo all’eurodeputato Aldo Patriciello, una figura che in Molise pesa non solo nell’economia, ma anche nel mondo politico.
L’incarico è lecito, la nomina è prevista dalla legge. Ma è una notizia politica quando riguarda un personaggio che ha fatto della trasparenza una professione pubblica. Per questo qualche domanda viene naturale.
Nell’intervista uscita su PrimoPianoMolise il 30 settembre scorso, l’ex leader di Italia dei Valori ha spiegato che dovrà vigilare sui comportamenti della dirigenza dell’ateneo, un incarico «in linea con quello che ho fatto negli ultimi cinquanta anni». Cinquant’anni di onorata carriera, e l’ultimo capitolo è controllare chi ti ha chiamato. Un po’ come arbitrare con la maglia della squadra sotto la giacca. Nell’intervista ha dichiarato che con questa sua nomina l’ateneo UniNeuromed parte al meglio. Dopo appena due giorni dall’ insediamento aveva già un collaudo con esito anticipato?
Celie a parte, vorremmo un chiarimento su alcune questioni.
Chi ha proposto il nome di Di Pietro e quando è stato contattato? È previsto un compenso, e a quanto ammonta, oppure svolge l’incarico gratis, per spirito civico? Quali sono durata del mandato, budget dell’organismo e condizioni di revoca?
Più in generale: un organismo nominato, pagato e ospitato da chi deve controllare è ancora un vigilante, o è qualcos’altro? L’indipendenza, strutturale e non solo formale, non dovrebbe essere il presupposto logico, prima ancora che giuridico, di qualunque controllo? E se scoprisse anomalie nei rapporti tra ateneo e IRCCS Neuromed, che condividono campus ed “ecosistema”, a chi si rivolgerebbe?
Di Pietro ha costruito la propria storia sulla denuncia della commistione tra potere economico e politica. Patriciello siede nella commissione Sanità di Bruxelles, mentre la sua famiglia guida un gruppo della sanità privata convenzionata, che accede a tetti di spesa e rimborsi pubblici. Secondo il neo-vigilante, il potenziale conflitto di interessi esiste, oppure no?
Nel marzo 2025 Di Pietro ha patrocinato il ricorso al Tar di un cittadino molisano per far pagare allo Stato il disavanzo sanitario. Diventò così il simbolo della difesa della sanità pubblica, affiancato in pubblico da diversi consiglieri regionali. Il Tar ha respinto il ricorso nell’aprile 2026. Cinque mesi dopo, Di Pietro accetta la nomina di uno dei grandi gruppi privati della sanità regionale. Come si tengono insieme le due cose? E il ricorso è ancora in piedi? Ha presentato appello o ha lasciato il mandato? Se lo ha lasciato, prima o dopo l’offerta di UniNeuromed?
Molti cittadini ipotizzano che l’incarico sia un premio per la campagna referendaria a favore del Sì e un posizionamento temporaneo in vista di nuovi e più ambiziosi traguardi nell’ambito del centrodestra. Non vogliamo crederlo, ma la coincidenza merita un chiarimento.
Di Pietro ha detto che incontrerà presto gli studenti del nuovo ateneo privato. Spiegherà come funziona un organismo di vigilanza, comprese le prerogative del suo presidente? Parlerà pure dalla differenza tra chi vigila e chi è vigilato? E tra le prerogative, illustrerà la facoltà di dire no a chi lo ha nominato?
Gentile Di Pietro, la concentrazione di poteri e di interessi di Berlusconi la faceva indignare, e con ragione. Ma un principio, se è davvero un principio, dovrebbe sopravvivere al cambio di insegne, di partito e di stagione. Altrimenti non è una regola: è un telecomando, da usare quando serve. Non crede?


