Tragedia di Pietracatella, fu omicidio: trovate tracce di Ricina nel sangue di Antonella e Sara

volta nel caso delle due donne, mamma e figlia, morte subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una sospetta intossicazione alimentare.
C’è un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, per duplice omicidio premeditato.
Lo si apprende da fonti qualificate. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Seme della pianta con cui si ricava l’olio di ricino. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero. Non ci sarebbero dubbi quindi.
La ricina, contenuta nei semi di ricino, è un veleno estremamente potente, utilizzato in tentativi di omicidio e come arma per stragi di massa. I semi di ricino hanno un involucro molto duro quindi devono essere masticati per rilasciare il veleno.
I semi di abro contengono abrina, una tossina correlata alla ricina ma più potente, e se ingeriti possono essere letali. È sufficiente un solo seme per uccidere un bambino.
L’avvelenamento da semi di ricino o di abro provoca grave vomito e diarrea (spesso con presenza di sangue) dopo un certo periodo e successivamente causa delirio e convulsioni. Può portare al coma e alla morte.
I medici a volte tentano di eliminare i semi dallo stomaco e dall’intestino prima che vengano assorbiti. Non esiste un antidoto, i medici somministrano liquidi in vena (per via endovenosa) e altre terapie per trattare i sintomi.
In un primo momento furono indagati 5 sanitari venezuelani presenti in ospedale quando prima la figlia e poi la madre si recarono in pronto soccorso e vennero dimesse per ben due volte. Si ricorda che in ospedale fu ricoverato anche il padre e marito Gianni De Vita. Assente nei ricoveri la figlia maggiore.


