Stop alle sale operatorie al Veneziale: si va verso la guerra totale

La crisi al Veneziale continua. Nessuno sembra prenderne atto davanti a terrificanti evidenze. Tra silenzi assordanti. Della Asrem innanzitutto. Nascosta dietro i tradizionali “va tutto bene stiamo risolvendo”. Anche del governo in giunta regionale. Impegnato
nei tagli di nastro in giro e nella convenzione milionaria con Responsible. O piuttosto, come nel caso dell’opposizione, nei ricorsi ai decreti commissariali. Del mainstream, stranamente distratto o impegnato al tifo da stadio. Vivrebbero simili problematiche altrove ed altro bolle in pentola, a partire da Campobasso. Stranisce in effetti che non si sia ancora costituita una cordata comune. Se è vero che Termoli è roccaforte di Roberti, la direzione della Asrem sembra più vicina a Iorio. I sindacati, come sempre, risultano disinformati e privi di una posizione. La gravissima crisi riguarderebbe i dipartimenti di emergenza ed in particolare pronto soccorso, cardiologia, ortopedia e rianimazione del presidio pentro. Per l’ortopedia il primario di Termoli ha dato disponibilità alla copertura delle attività anche su Isernia ad interim, dopo il pensionamento del precedente primario. Le carenze di personale continuano su tutto il territorio e necessitano delle attività aggiuntive. I pagamenti sono in arretrato ovunque. Il regolamento istituito nel 2024, le deroghe all’orario e le limitazioni senza senso, in un clima di ambiguità, hanno fatto il resto. Ovunque c’è la problematica che vi abbiamo già descritto sugli specializzandi assunti in servizio, in qualità di dirigenti medici in formazione, non sostitutivi di personale strutturato. Ma avviene anche questo. Tutti i servizi sono in affanno.
I quattro anestesisti-rianimatori dipendenti continuano la loro protesta, avendo fornito la loro indisponibilità già dal mese di novembre alle attività aggiuntive del presidio pentro. Non solo a causa dei mancati pagamenti. Come erroneamente da qualcuno riportato. Ma avanzando pretese sulla corretta applicazione del contratto di lavoro e delle normative previste. Da quanto noto lamentano abusi, vessazioni, discriminazioni, regolamenti stringenti con deroghe distorte nella applicazione, disorganizzazione, anomalie e malagestione delle risorse del budget. Il problema sarebbe, infatti, l’esaurimento del budget, evidenziato dagli atti richiesti dal loro legale. Budget che risulterebbe mal distribuito a pioggia su diverse unità operative. Sovviene l’atroce ipotesi dell’obiettivo di farne consenso politico. D’altronde Isernia è notoriamente roccaforte ioriana.
Di Santo ha rivelato un dialogo aperto con gli anestesisti. Ma non se ne vede alcun effetto.
I rianimatori denunciano pericoli e insicurezze operative, che potrebbero giungere sul tavolo delle autorità competenti.
Il regolamento Asrem sugli aggiuntivi, condizionato da limitazioni di spesa, ha di fatto aperto la strada ad assoldare medici libero professionisti. Liberi di non coprire i turni sgraditi, pagati puntualmente con un fondo sconosciuto da 80 euro l’ora, con delibere assenti ( le abbiamo cercate per trasparenza sull’albo pretorio ma non se ne trova neanche l’ombra); liberi di non marcare la propria presenza nei turni e di autocertificare il proprio orario di lavoro oggetto di vidimazione. Liberi da qualsiasi forma di controllo anche rispetto al monte orario da svolgere e da incompatibilità e normative che prevedono il loro allontanamento dal sistema pubblico. I regolamenti verso i dipendenti hanno notoriamente ben altro tenore. Da qui il senso di frustrazione dei dipendenti. L’ironia della sorte è che ad Isernia nulla di tutto questo. I gettonisti sono presenti in maggioranza proprio in quei reparti cosi sofferenti. Ma con questi presupposti aggravano le condizioni di lavoro anziché apportare significativi vantaggi. La cartina tornasole è la goccia che sta facendo traboccare il vaso. Due soli anestesisti dipendenti non hanno preso posizione e sarebbero in stretta parentela con l’assessore Iorio. Ma neanche da lì si muove un dito. Chiuse le sale operatorie. Si opera soltanto in urgenza al Veneziale. Ne stiamo verificando la veridicità attraverso le note Asrem.
Questa integrazione con i privati così condizionante, così ben occultata, sembra del tutto fallimentare. I rianimatori pentri sono pronti a dare battaglia per la sicurezza dei pazienti e del rischio professionale. Non è escluso che saranno coinvolte le autorità competenti affinché intervengano sulle irregolarità e sulle garanzie.
Ancora una volta a farne le spese saranno gli utenti. Alla faccia delle liste d’attesa. Utenti che trovano al Veneziale risposte sempre meno adeguate.


