Stipendi in Italia, Montesanto: il Molise guadagna poco e paga tanto

Dagli stipendi alle tasse, passando per sanità, affitti e servizi: una classifica che racconta soltanto una parte della realtà.
È importante fare una precisazione: le cifre indicate sono retribuzioni medie annue LORDE. Questo significa che dagli importi riportati bisogna sottrarre contributi e imposte, comprese le addizionali IRPEF.
I soldi che un lavoratore riceve effettivamente sul proprio conto corrente sono decisamente meno di quelli indicati nella classifica. E dipendono anche dal territorio in cui si vive.
Un aspetto tutt’altro che secondario, soprattutto quando parliamo del Molise.
La media nazionale è 24.486 euro, e le differenze territoriali sono enormi.
Naturalmente, dietro questi numeri ci sono differenze nel mercato del lavoro, nelle spese, nella continuità occupazionale, nelle opportunità professionali e nei contratti.
Allargando lo sguardo all’Europa, il quadro merita un’ulteriore riflessione, visto che lo stipendio medio europeo è quasi il doppio di quello Italiano.
Anche in questo caso, sarebbe sbagliato fermarsi ai numeri. Gli stipendi devono essere rapportati alla tassazione, al costo degli immobili, dei servizi, dei trasporti, dei beni di prima necessità e, più in generale, al potere d’acquisto.
Resta comunque evidente che le retribuzioni italiane risultano inferiori alla media europea.
“Guadagnare di più non significa automaticamente vivere meglio, così come guadagnare meno non significa necessariamente sostenere meno spese.”
Ed è proprio partendo da questa considerazione che vorrei soffermarmi sul Molise.
Il Molise occupa la 15ª posizione su 20 regioni, con una retribuzione media annua di 18.804 euro.
Un dato già poco incoraggiante che però rischia di diventare ancora più preoccupante se rapportato alle condizioni economiche e sociali del nostro territorio.
Come spesso accade, nelle classifiche positive fatichiamo a raggiungere le prime posizioni. In quelle negative, invece, riusciamo troppo spesso a distinguerci.
Basta pensare alla tassazione.
Il Molise presenta ad esempio l’addizionale regionale IRPEF più alta d’Italia.
Parliamo di un’imposta aggiuntiva rispetto all’IRPEF nazionale, che incide direttamente sul reddito dei contribuenti.
E non dimentichiamo che in Molise sono state applicate anche maggiorazioni automatiche, in conseguenza del mancato raggiungimento degli obiettivi del piano di rientro dal disavanzo sanitario. (Nonostante siamo commissariati da oltre 16 anni )
In sostanza, in una regione dove si guadagna mediamente molto meno rispetto al resto d’Italia, i cittadini si ritrovano a sostenere anche una pressione fiscale maggiore.
Ma c’è un altro elemento che, a mio avviso, viene spesso sottovalutato quando si parla di stipendi e qualità della vita:
“Il costo economico dei servizi che non abbiamo”
Pensiamo, ad esempio, alla sanità pubblica.
In Molise capita frequentemente di dover raggiungere un’altra città della regione per effettuare visite specialistiche, esami o prestazioni sanitarie.
E purtroppo non sono rari neppure i casi in cui i cittadini sono costretti a rivolgersi a strutture fuori regione. (Mobilità Passiva)
Tutto questo comporta conseguenze che vanno ben oltre il semplice disagio.
Carburante, pedaggi, parcheggi, eventuali pernottamenti, ristoranti, giornate lavorative perse, permessi da richiedere e, molto spesso, familiari che devono accompagnare chi ha bisogno di assistenza. E senza considerare i collegamenti stradali disastrosi o addirittura non praticabili .
“Sono spese che non compaiono nelle classifiche degli stipendi, ma che pesano concretamente sui bilanci delle famiglie.”
Un’altra realtà che merita particolare attenzione è quella di due problematiche di fatto opposte, che però portano allo stesso risultato:
Il Basso Molise e le aree interne.
Il Basso Molise, e Termoli in particolare, sono zone turistiche, con un mercato immobiliare fortemente condizionato anche dalle stagioni estive.
E questo, inevitabilmente, ha ripercussioni su chi in città deve viverci e lavorarci dodici mesi all’anno.
Oggi non è affatto difficile imbattersi in richieste di 700-800 euro mensili per un appartamento in affitto, e anche superiori.
Naturalmente esistono anche soluzioni meno costose, ma il problema è spesso riuscire a trovarle, soprattutto quando si cerca un contratto annuale e non fino a maggio.
Come può una famiglia sostenere costi abitativi così elevati in una regione dove gli stipendi medi sono tra i più bassi d’Italia?
Un affitto di 700 euro al mese significa 8.400 euro all’anno soltanto per avere un tetto sopra la testa…a questa cifra bisogna aggiungere bollette, alimentari, automobile, assicurazioni e tutte le spese quotidiane.
Senza dimenticare che, in una località turistica, anche alcuni servizi, attività commerciali e consumi possono risultare più costosi rispetto ad altre zone.
Ed è proprio il rapporto tra questi costi e i redditi disponibili a creare uno squilibrio importante.
Il fenomeno, inoltre, non riguarda più soltanto Termoli. Anche nei comuni limitrofi si avvertono aumenti dei prezzi nel mercato immobiliare, alimentati in parte dalla ricerca di soluzioni abitative alternative da parte di chi non riesce a trovare casa a Termoli.
A questo si aggiunge la diffusione degli affitti brevi e delle strutture ricettive, come B&B e case vacanza, che hanno naturalmente ridotto ulteriormente la disponibilità di immobili destinati ai residenti.
Se lungo la costa il problema è rappresentato soprattutto dal costo della vita e degli immobili… nelle aree interne del Molise invece ,la situazione assume caratteristiche diverse e sotto alcuni aspetti, persino più preoccupanti.
Parliamo di zone con una densità abitativa molto bassa, numerosi piccoli comuni e territori che da anni affrontano un progressivo spopolamento.
In molte di queste realtà il costo di un’abitazione può essere decisamente inferiore rispetto a Termoli ad esempio.. Ma vivere in un piccolo centro può comportare altre spese e difficoltà.
In alcuni paesi anche soltanto fare la spesa, raggiungere una farmacia o accedere a determinati servizi di base può richiedere uno spostamento in auto per diversi chilometri.
Costi e problemi che incidono soprattutto su famiglie con redditi bassi, anziani e persone che non dispongono di mezzi propri.
Se per lavorare, studiare, curarsi o semplicemente vivere dignitosamente bisogna affrontare continui sacrifici, diventa sempre più difficile convincere le persone a restare e le famiglie a costruire qui il proprio futuro.
E per gli anziani il problema può essere ancora più serio.
Il rischio è quello di arrivare progressivamente a una situazione in cui trasferirsi non rappresenta più una scelta, ma una necessità. (Ma di fatto è già così in alcune zone)
Questa classifica, quindi, non dovrebbe essere letta soltanto come una graduatoria degli stipendi.
Perché dietro quei 18.804 euro lordi del Molise ,c’è una realtà molto più complessa.
Il cambio di rotta non è più una scelta , è una necessità.
Andrea Montesanto


