Stellantis Termoli, Gravina: «Due anni di silenzio, ora la resa»Il consigliere M5S: «Lo stato di crisi industriale non è una strategia»

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La Giunta regionale ha approvato, insieme all’Abruzzo, la richiesta al Governo per il riconoscimento dell’area di crisi industriale complessa, accompagnata dal Piano di riconversione e riqualificazione industriale. I numeri contenuti nel documento — 1.200 posti di lavoro persi, produzione dello stabilimento Stellantis di Termoli crollata del 60% rispetto al 2015, un comparto che vale 1,5 miliardi di fatturato e il 32% delle esportazioni regionali — fotografano una crisi che il Movimento 5 Stelle denuncia da anni, non da ieri.

“Non è un’iniziativa politica, è una resa”, dichiara il consigliere regionale Roberto Gravina. “Quando abbiamo presentato una mozione per impegnare la Giunta a intervenire con determinazione al Ministero su Stellantis, quella mozione è stata liquidata con sufficienza dal presidente Roberti. Mesi dopo, al tavolo nazionale convocato dal ministro Urso, è stato il suo stesso consigliere delegato Di Lucente ad ammettere la gravità della situazione, confermando parola per parola quello che noi sostenevamo dall’opposizione. Roberti ha scelto di non ascoltare quando poteva ancora scegliere e oggi si limita a certificare un’emergenza che per due anni ha preferito minimizzare”.

Gravina ricorda che il punto di svolta di questa crisi ha un nome preciso. “Lo stato di crisi industriale complessa che oggi la Giunta chiede a Roma è anche il prezzo di quella mancata battaglia sulla Gigafactory: senza un investimento sulle batterie e sull’elettrico, Termoli si ritrova oggi a dover certificare un declino che si poteva ancora contrastare. Quando dicevamo che ogni rinvio da parte di Stellantis aumentava l’incertezza, quando dopo l’audizione dell’amministratore delegato Filosa in Parlamento abbiamo detto con chiarezza che il progetto era sparito dai piani industriali del gruppo, la maggioranza regionale continuava a leggere rassicurazioni dove non ce n’erano”.

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Per il consigliere M5S, a rendere ancora più grave questa scelta è la direzione che sta prendendo il mercato. “In Italia il mercato delle auto esclusivamente elettriche è in forte ascesa: le immatricolazioni BEV sono quasi raddoppiate rispetto al 2025, con punte di crescita superiori al 70% in alcuni mesi dell’anno. La domanda c’è, cresce, ed è destinata a crescere ancora. Chi oggi rinuncia a investire sulle batterie e sull’elettrico non sta solo abbandonando una tecnologia, sta regalando ad altri territori e ad altri Paesi una fetta di mercato che potrebbe essere prodotta a Termoli. È il paradosso più evidente di questa vicenda: mentre gli italiani comprano sempre più auto elettriche, lo stabilimento che dovrebbe produrne le batterie resta fermo”.

Il consigliere M5S punta il dito anche sulla direzione impressa dal Governo nazionale alla parola “riconversione”. “Il Governo parla di riconversione industriale, ma quando lo fa pensa quasi esclusivamente all’economia di guerra, alla produzione bellica: non c’è un centesimo pensato per l’automotive. In pratica, si confeziona un pacchetto con risorse già esistenti e lo si presenta come una risposta alla crisi, quando in realtà il settore resta senza una copertura finanziaria dedicata. È una scelta politica precisa, che lascia filiere intere — come quella di Termoli — senza una strategia nazionale, proprio nel momento in cui il mercato dell’elettrico chiederebbe l’esatto contrario. Per questo come Movimento 5 Stelle abbiamo portato il tema a livello europeo, chiedendo che sul comparto automotive si attivi il Fondo per una transizione giusta: la riconversione, se deve esserci, va fatta per salvare lavoro e competenze, non spostando risorse e attenzione sulle armi”.

Gravina chiude guardando ai prossimi passaggi. “Il riconoscimento dell’area di crisi complessa è solo il presupposto, non la soluzione. Il Ministero deciderà entro novembre se accoglierlo o chiedere integrazioni e solo dopo si definirà un Accordo di programma che dovrà contenere misure vincolanti, non ulteriori dichiarazioni di intenti. Proprio per questo stiamo lavorando, di concerto con i nostri rappresentanti del Movimento 5 Stelle a Roma, a un’interrogazione parlamentare su questo dossier, per portare la vicenda di Termoli direttamente sul tavolo del Governo e non lasciarla affidata solo agli annunci regionali. Continueremo a vigilare perché quell’accordo non diventi l’ennesima cornice senza contenuto: i lavoratori di Termoli e dell’indotto non hanno bisogno di un’altra sigla, hanno bisogno di un piano industriale con tempi, risorse e responsabilità chiare. Quello che abbiamo chiesto da opposizione fin dall’inizio di questa legislatura”.