Sessantuno anni di Molise, autonomia a rischio grazie a chi propone il Referendum per tornare in Abruzzo: Controvento non ci sta

Terminano oggi le celebrazioni del sessantesimo anniversario della Costituzione della Regione Molise. Proprio oggi che di anni l’istituzione di anni ne compie 61.
LA STORIA DELL’AUTONOMIA DAGLI ABRUZZI
Da quando è nata la Costituzione italiana nel 1948 veniva decretata l’istituzione della regione Abruzzi e Molise, ma nel 1963, in seguito alla decisione di istituire la regione molisana, si ricorse a una deroga alla norma che fissava un milione di abitanti come nucleo minimo per costituire una regione nonché una consultazione referendaria. E fu così che il 27 dicembre 1963 il territorio molisano di più di 4mila chilometri quadrati è diventato Regione. Una autonomia che prevede in Molise di avere sedi di consiglio regionale, di Giunta Regionale. Tuttavia con un bilancio ridotto negli ultimi anni parecchi dipendenti regionali sono stati pensionati e non sostituiti. La macchina funziona con spese ridotte all’osso.
Tornando al passato ricordiamo che nel 1970 venne istituita la provincia di Isernia con cinquantadue comuni provenienti dalla provincia di Campobasso.
AUTONOMIA IN PERICOLO: ISERNIA E PROVINCIA CHIEDONO IL REFERENDUM PER TORNARE IN ABRUZZO
Mai come quest’ anno le celebrazioni sono funestate da un pericolo reale. La richiesta di referendum di alcuni cittadini della provincia di Isernia che, costituitisi in un comitato, chiedono di tornare a far parte della Regione Abruzzo.
Il passo decisivo è stato compiuto a metà dicembre: in via Berta, i rappresentanti del comitato hanno consegnato al segretario generale dell’ente provinciale le 5.200 firme raccolte nelle scorse settimane, un risultato che sancisce la richiesta ufficiale di un referendum.
Prima che tutta la provincia possa tornare in Abruzzo serve far votare il Referendum. Cinquemila firme non significano affatto che la cosa è fatta. Anche perché proprio il presidente della provincia Daniele Saia si è detto contrario a questa eventualità. Se invece dovesse passare il Referendum si potrebbe mettere a rischio la sopravvivenza dell’intera Regione che rimarrebbe composta dei soli 84 comuni della provincia di Campobasso.
Negli anni, lo ricordiamo, paesini pugliesi e campani invece avevano espresso la voglia di passare con il Molise. Ma questi movimenti non hanno mai concluso le loro battaglie.
Proprio un anno fa chi scrive aveva preso posizione sulla possibilità di tornare in Abruzzo. Mai come oggi è giusto riproporre queste ragioni.
AUTONOMIA REGIONALE: ECCO PERCHÉ ANDREBBE CONSERVATA
Indebitati fino al collo in sanità, trasporti che non funzionano, ferrovie inesistenti tranne che a Venafro e Termoli. E in più lavoro clientelare, fuga di cervelli altrove e leggi regionali scritte malissimo.
Ci sarebbero tutti gli elementi per dire dopo 60 anni basta autonomia in Molise. Più di uno ha detto: stavamo meglio con l’ Abruzzo.
Beh chi scrive avendo vissuto i primi 20 anni della propria vita a confine tra Campania, Molise e Puglia, crede che vivere come periferia di una Regione più grande non sia la soluzione.
Studiammo le distanze tra Campobasso e i quattro capoluoghi abruzzesi: due ore per Chieti e Pescara. Tre o quasi per l’ Aquila ( capoluogo di Regione) due ore e cinquanta per Teramo.
Tre ore, la stessa distanza tra la nostra San Bartolomeo in Galdo e Napoli. Un paese dove l’ ospedale che doveva nascere negli anni 60 non è mai nato.
Ora vivono con un Psaut e un ospedale di comunità. Pronto soccorso attivo ma per una tac bisogna venire a Campobasso o a Benevento.
La mitica fortorina che doveva essere costruita per collegare Benevento con San Bartolomeo si è fermata a San Marco dei Cavoti.
E il tratto da San Marco a San Bartolomeo aiutati che Dio ti aiuta.
San Bartolomeo è e rimane periferia. Per la Campania e per Napoli sono gli ultimi degli ultimi.
La stessa cosa accadrebbe ai piccoli comuni molisani diventando periferia abruzzese. Ma voi riuscite a immaginare quanto pochi consiglieri regionali che toccherebbero al Molise unito all’ Abruzzo conterebbero in territorio aquilano.
Sarebbero poche voci sparute costrette a subire una politica che qui in Molise invierebbe i resti dei resti.
Meglio senza commissariamento alla Sanità? Non è detto. Agnone è vicina a Castel Di Sangro. Chi vi assicura che l’ Abruzzo unito manterrebbe aperti entrambi gli ospedali?
Siamo convinti che a venire penalizzato sarebbe comunque il Caracciolo. Larino e Venafro in un piano di una grande regione sarebbero ridotti alla funzionalità che ha San Bartolomeo in Campania.
Termoli? Sicuri che con l’ Abruzzo riaprirebbe il punto nascita? O possiamo immaginare che le specialistiche più importanti rimarrebbero alla vicina Vasto svuotando di fatto l’ ospedale San Timoteo?
Rimarrebbero in piedi i presidi di Campobasso e Isernia.
Nei trasporti Campobasso non è collegata con un treno con nessuno dei quattro capoluoghi abruzzesi. Pensate che l’ Aquila possa porre rimedio e aggiustare strade e ferrovie?
Pensiamo che si faccia la fine del tratto di fortorina San Marco San Bartolomeo.
Insomma siamo contrari al Molise periferia dell’ Abruzzo. Perché tornare con l’ Abruzzo non penso sia la soluzione ma un altro passo avanti verso la morte del nostro territorio.


