Sei stata violentata o maltrattata? Parola di Liberaluna: ne esci partecipando a miss Italia. L’opinione della direttrice: un messaggio escludente per molte donne

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Miss Italia non è solo una vetrina di bellezza ma un concorso che rappresenta la donna italiana nelle battaglie contro gli stereotipi di genere e contro la violenza.

È questo il pensiero di Liberaluna, il centro antiviolenza di Campobasso, che dovrebbe aprire anche una casa rifugio a Isernia.

Il messaggio è dirompente, ma nella sua accezione negativa. Perché sembra che si dice: chi non si adegua a questi standard di bellezza, non arriva all’autodeterminazione.

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“La presidente Zamira Fiacco ( che ha ottenuto anche una fascia nella serata montecilfonese) vuole perseguire questo percorso per divulgare un messaggio di rinascita dedicato a tutte quelle donne che vivono la violenza quotidianamente e che ancora non hanno deciso di denunciare”.

Altro messaggio che ha un pericolo in se stesso. E le sue assistite che non hanno le caratteristiche fisiche per partecipare a un concorso di bellezza? Come comunicano il messaggio di rinascita? Ma soprattutto sappiamo da cosa Zamira stessa dovrebbe rinascere con questo concorso?

Tutto questo ci è ignoto. Quello che ci è noto invece è che una presidente di un centro antiviolenza dovrebbe rappresentare tutte le donne che assiste. Soprattutto nei suoi messaggi.

Beh di sicuro non rappresenta le donne sfregiate con l’ acido, né quelle che hanno rimediato un disturbo alimentare dalla violenza subita. Non rappresenta coloro che restano disabili dopo una violenza. E nemmeno le non binarie che lottano tutti i giorni per la loro autonomia.

Perché non le rappresenta partecipando a un concorso di bellezza? Perché per tutte queste donne, compresa la modella Gessica Notaro, miss Italia è finita ma da un bel pezzo.

Le donne con uno sfregio al volto non sono lo stereotipo di bellezza. Gessica ha partecipato prima a Miss Italia e poi è stata sfregiata. Ora la sua bellezza la utilizza per sfilare. Viene pagata e riesce a garantirsi da vivere nell’autodeterminazione. Se sei troppo grassa, troppo bassa, troppo di tutto per te miss Italia finisce prima di cominciare. Idem per chi non ha più la possibilità di camminare o non è donna dalla nascita.

Quindi miss Italia rappresenta quell’idea di donna di altri tempi: bellissima ( ma secondo alcuni canoni), perfetta e magari con voglia di continuare a lavorare nel cinema, nello spettacolo o nella moda. Non è certo la donna comune.

Un centro antiviolenza dovrebbe rappresentare un modello inclusivo di donna. Magari avremmo preferito che si fosse esposto al Molise Pride, lì dove davvero qualsiasi tipo di femminilità è ben accetta.

La bellezza classica è escludente. Potrebbe essere anche fonte di discriminazione e bullismo nei confronti di chi non può adeguarsi perchè non ha l’ altezza ad esempio.

Un traguardo? Sì solo se aderisci a questi stereotipi. Altro che emancipazione. Perché per chi non ci dovesse riuscire non solo miss Italia finisce qui, ma non rappresenti la battaglia che un Cav molisano persegue.

A Miss Italia noi preferiamo il modello Molise Pride.