Sant’Elia a Pianisi, importante rievocazione storica su Padre Raffaele che salvò un innocente accusato di brigantaggio

Scritto da
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

: Importante rievocazione storica a Sant’Elia a Pianisi voluta dalla Pro Loco Planisina l’undicesima edizione de “La Notte Dei Briganti”. L’evento si è diviso in due giornate tra il 19 e il 20 agosto ed è stato incentrato sul ricordo del Servo di Dio Padre Raffaele.

Nella prima giornata a spiegare il contesto storico ci hanno pensato la professoressa Rita Frattolillo, che si è soffermata sulla soppressione degli ordini religiosi nel neonato Regno d’Italia nel diciannovesimo secolo, quando visse Padre Raffaele. A Fra Giuseppe Trisciuoglio, parroco di Sant’Elia a Pianisi è toccato spiegare la forza spirituale di Padre Raffaele per superare il difficile contesto storico per la provincia monastica. Ma chi era Padre Raffaele? È un Monaco conosciuto particolarmente per aver salvato un innocente accusato di brigantaggio e di aver ucciso un soldato piemontese.

Servo di Dio Raffaele da Sant’Elia a Pianisi (al secolo: Domenico Petruccelli) nacque a Sant’Elia a Pianisi (Campobasso, Italia) il 14 dicembre 1816. Frequentando il locale convento dei Frati Cappuccini maturò la vocazione francescana e, nel 1834, fu ammesso al noviziato di Morcone. Fece la professione il 10 novembre 1835. Per continuare il cammino formativo, fu inviato in vari conventi e, il 29 marzo 1840, fu ordinato sacerdote a Larino. Trascorse i primi anni di sacerdozio a Torremaggiore e a Serracapriola dove, oltre agli impegni comunitari e apostolici, si preoccupò di approfondire la sua formazione teologica, soprattutto in vista del ministero delle confessioni. Nel 1852 venne assegnato al convento di Morcone come vice-maestro dei novizi e, per un breve periodo, anche come maestro. Dal 1857 al 1865, fu a Campobasso, nel convento di S. Maria della Pace.Dopo l’unificazione d’Italia, in seguito alle leggi di soppressione che ne incamerarono i beni, i Frati Cappuccini furono dispersi. Il Servo di Dio, dal 1865 al 1886, fu a Sant’Elia a Pianisi, insieme almeno ad un altro confratello, come “rettore” della chiesa conventuale e “custode” del convento. Con la riorganizzazione della provincia religiosa dei Cappuccini, il Servo di Dio nel 1886 fu nuovamente assegnato alla comunità del noviziato di Morcone in qualità di vice-maestro e padre spirituale straordinario dei novizi. Nel settembre 1900, ricostruito il convento di Sant’Elia a Pianisi, accogliendo le numerose richieste dei concittadini, il Servo di Dio vi fu nuovamente assegnato.

Aggravandosi le condizioni di salute, che gli impedirono anche la celebrazione della messa, morì a Sant’Elia a Pianisi (Italia) il 6 gennaio 1901.

Il Servo di Dio fu un testimone coerente della sequela Christi secondo il carisma cappuccino, osservante della Regola e obbediente alla Chiesa. Rimasto fedele alla sua vocazione, per venti anni circa, a causa della soppressione degli Ordini religiosi in Italia, visse in modo quasi eremitico nel convento cappuccino del suo paese natio.

Uomo riservato ed austero, era sorretto da una fede solida. All’interno dell’Ordine inizialmente si dedicò alla formazione dei giovani come maestro dei novizi. Poi, chiese umilmente ai Superiori di essere esonerato da questo incarico per vivere nel nascondimento. Si dedicò al raccoglimento e alla preghiera. Nonostante la sua timidezza, realizzò un proficuo apostolato, soprattutto nell’assistenza ai malati e ai moribondi e nel ministero del Sacramento della Riconciliazione, dove manifestava la misericordia del Padre e dava speranza ai penitenti. Seppe condividere le difficoltà della gente semplice, incoraggiandola alla luce della fede. Era chiamato da tutti “il monaco Santo”.

Testimone autorevole della sua fama di santità fu San Pio da Pietrelcina.

Pubblicità

In seguito ci sono state la sagra dei cavatelli santeliani e la partecipazione della Ndocciata agnonese.