Sanità, Romano: ecco il cabaret Molise

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Possibile che a nessuno venga il sospetto che tutta l’ammuina che si sta facendo con i ricorsi contro il PO sanitario sia soltanto una miserabile pantomima per gettare fumo negli occhi dei cittadini e coprire le vere storture della nostra sanità, evitando di metterci mano seriamente per risolverle?

Se sono tutti contrari e tutti vi si oppongono, ma allora chi li ha voluti i tagli ai reparti, servizi e ospedali? Ma veramente c’è ancora in giro qualche credulone che pensa che siano decisioni dei commissari? Ci vuole un fumetto per capire che Bonamico e Di Giacomo restano al loro posto, nonostante i gravissimi danni che stanno facendo, soltanto perché godono di protezioni politiche trasversali e mediatiche che li mantengono in vita proprio per garantire il Gattopardo?

Eppure basterebbe guardare i fatti, oltre i post e le chiacchiere. La Regione strepita contro i tagli ma nella sostanza resta a guardare, andando a Roma da Schillaci, insieme a Lotito, con il cappello in mano per chiedere l’elemosina e tornando, peraltro, a mani vuote. E tutti restano comodamente nei rispettivi partiti di governo, di fatto avallandone le scelte. I sindaci fanno ricorso al Tar ma poi a ogni elezione o kermesse di partito rispondono “presente!” agli ordini di scuderia, le stesse che impongono i tagli contro cui si battono. Il Pd si scaglia contro le chiusure dei reparti, dimenticando che sono la conseguenza del Decreto Balduzzi che i loro governi nazionali e regionali hanno concepito, approvato e attuato e oggi continuano a non sfiorare nemmeno. E poi il clou della farsa: i difensori d’ufficio dei commissari e delle privatizzazioni che fino a ieri si sperticavano in slurp indecenti a favore di telecamera, si atteggiano oggi a salvatori della sanità pubblica.

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I ricorsi contro la chiusura di singoli reparti non serviranno a molto: se i sindaci vogliono incidere, e oggi sono gli unici ad averne la legittimazione, devono programmare un’iniziativa eclatante a Roma minacciando di riconsegnare le fasce a Palazzo Chigi e formalizzare al contempo una proposta di riorganizzazione del Sistema sanitario regionale, basato non sulla difesa dello status quo o del campanile ma sulla correzione dei meccanismi truffaldini che costringono la regione in piano di rientro da 17 anni, consentendo guadagni privati milionari sulla pelle di una sanità pubblica devastata e di un sistema fiscale opprimente per tutti i cittadini. Ce l’avranno questo coraggio? Altrimenti è solo cabaret.

Costruire Democrazia Massimo Romano