Sanità, indagine conoscitiva del Movimento Cinque Stelle. Gravina: importante conoscere le criticità di tutta Italia. In Molise anomalie da comprendere e superare

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Il Movimento Cinque Stelle Molise, tramite il rappresentante nazionale degli enti locali, il consigliere regionale Roberto Gravina, sulla sanità molisana e non solo si sta muovendo in Parlamento.

Lo fa grazie ai parlamentari presenti nella commissione affari sociali Ricciardi, Quartini, Di Lauro e Sportiello.

L’indagine parlamentare sui venti sistemi sanitari nazionali, dovrà essere conclusa nel giugno 2026.

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Alla conferenza stampa di questa mattina in consiglio regionale erano presenti anche il coordinatore regionale Antonio Federico e il consigliere regionale Angelo Primiani.

I quali hanno ricordato che, nonostante l’ assenza di un molisano pentastellato in Parlamento, i deputati delle altre regioni si impegneranno anche per le questioni molisane.

Una su tutte il superamento del Commissariamento. L’ altra è l’ anomalia tutta regionale sulla mobilità in sanità: 90 milioni di euro di mobilità passiva e un primato in mobilità attiva che però non riguarda il pubblico ma pazienti di fuori regione che scelgono Neuromed e Responsible.

Ecco il documento nel dettaglio

XII COMMISSIONE

INDAGINE CONOSCITIVA
SULL’ATTUAZIONE DEI LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA E
SULL’EROGAZIONE DELLE PRESTAZIONI SANITARIE NELLE REGIONI

PROPOSTA DI PROGRAMMA

Il Servizio sanitario nazionale (SSN), istituito con la legge 23 dicembre 1978, n. 833, si fonda sui princìpi di universalità, uguaglianza ed equità nell’accesso alle prestazioni sanitarie. Negli ultimi anni, numerosi rapporti e analisi hanno evidenziato differenze territoriali nella qualità, nella quantità e nell’efficienza dei servizi sanitari offerti dalle diverse regioni.
Tali differenze riguardano aspetti fondamentali del SSN: i livelli essenziali di assistenza (LEA) e la loro effettiva erogazione; i tempi di attesa per le visite e le prestazioni specialistiche; la dotazione infrastrutturale e tecnologica delle strutture sanitarie; la capacità di spesa sanitaria pro capite, anche in relazione ai criteri di riparto del Fondo sanitario nazionale (FSN).
La pandemia di Covid-19 ha ulteriormente messo in luce la fragilità e la disomogeneità territoriale del nostro sistema sanitario, evidenziando come alcune regioni abbiano incontrato maggiori difficoltà nella gestione dell’emergenza. Durante la pandemia queste differenze si sono manifestate in vari ambiti (capacità ospedaliera e territoriale, accesso ai servizi e tracciamento, carenze di personale e frammentazione amministrativa) e hanno determinato conseguenze eterogenee sul piano sanitario e sociale, con tassi di mortalità e impatto economico più elevati in aree territoriali con servizi sanitari e infrastrutture più deboli. Il Covid-19 ha dunque mostrato come la disomogeneità del SSN a livello regionale possa compromettere il principio di equità nell’accesso alle cure e come sia necessario rafforzare il ruolo dello Stato per ridurre il divario tra regioni del Nord e del Sud.
Quando una regione presenta gravi problemi – disavanzi sanitari, mancata attuazione dei LEA

  • tali da non garantire un equo accesso alle cure, intervengono misure straordinarie, tra cui il “commissariamento” della sanità regionale. Il ricorso al commissariamento è frequente nelle regioni con performance più deboli, spesso nel Mezzogiorno, dove problemi strutturali, finanziari e organizzativi impediscono il pieno raggiungimento dei LEA. La lunga storia dei commissariamenti dei nostri Servizi sanitari regionali (SSR) sta dimostrando tuttavia che l’istituto, da solo, non riesce ad eliminare il divario tra regioni e che, quindi, sono probabilmente necessari risorse, riorganizzazione, investimenti territoriali e rigore nella gestione. Il meccanismo di nomina e revoca dei commissari, che pure dovrebbe ridurre il gap tra regioni “virtuose” e regioni “in ritardo”, di fatto resta un segnale della persistente e strutturale disomogeneità del SSN. È evidente, quindi, come sia necessario analizzare e valutare l’istituto del commissariamento e riflettere in maniera più incisiva sul ruolo dello Stato centrale rispetto alle competenze regionali.
    I LEA sono le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket), con le risorse pubbliche raccolte attraverso la fiscalità generale (tasse e imposte). Con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 12 gennaio 2017 sono stati individuati i nuovi LEA, suddivisi in tre macro livelli: prevenzione collettiva e sanità pubblica, che comprende tutte le attività di prevenzione rivolte alle collettività e ai singoli; assistenza distrettuale, vale a dire le attività e i servizi sanitari e socio-sanitari diffusi sul territorio; assistenza ospedaliera. Una parte specifica è poi dedicata all’assistenza sociosanitaria e un’altra ancora all’assistenza specifica, relativa a particolari categorie. Le regioni possono garantire servizi e prestazioni ulteriori rispetto a quelli inclusi nei LEA, utilizzando risorse proprie.
    Per garantire l’aggiornamento continuo e sistematico dei LEA, sono stati istituiti la
    Commissione nazionale per l’aggiornamento dei LEA e per la promozione dell’appropriatezza nel Servizio sanitario nazionale e il Comitato LEA, cui è affidato il compito di verificare l’erogazione dei LEA in condizioni di appropriatezza e di efficienza nell’utilizzo delle risorse, nonché la congruità tra le prestazioni da erogare e le risorse messe a disposizione dal SSN. Il Sistema di garanzia rappresenta invece lo strumento attraverso il quale il Governo monitora che l’erogazione dei LEA avvenga in condizioni di qualità, appropriatezza e uniformità e per ciascun anno, a distanza di circa due anni dall’anno di riferimento, sul sito del Ministero della salute è pubblicata una relazione contenente il monitoraggio dei LEA. Dal 2020 lo strumento utilizzato è il sottoinsieme di indicatori CORE del Nuovo sistema di garanzia (NSG), che include 88 indicatori suddivisi in tre macro aree: prevenzione collettiva e sanità pubblica, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera. Tuttavia, il monitoraggio ne utilizza attualmente solo 26, numero aumentato nel 2023 con il primo aggiornamento del sistema. Ogni regione, per ciascuna delle tre aree, può ottenere da 0 a 100 punti e, per essere considerata adempiente, deve raggiungere la “sufficienza” di almeno 60 punti in tutte le aree.
    Si fa presente che recentemente – il 23 ottobre 2025 – la Conferenza Stato-Regioni ha espresso il suo parere positivo sui “nuovi LEA”, che aggiornano quanto previsto dal DPCM 12 gennaio 2017.
    Nel mese di agosto 2025 è stata resa pubblica la Relazione 2023 del “Monitoraggio dei LEA attraverso il Nuovo sistema di garanzia” da parte del Ministero della salute; su tale relazione la Fondazione Gimbe ha condotto un’analisi indipendente per misurare le differenze regionali nel garantire i diritti fondamentali di salute, con particolare attenzione all’entità del divario tra regioni del Nord e regioni del Sud, alle variazioni, per ciascuna regione, tra il 2022 e il 2023, e al loro posizionamento nelle tre aree della prevenzione, distrettuale e ospedaliera.
    Dall’analisi di Gimbe, illustrata nel mese di ottobre del 2025 alla Camera dei deputati, emerge che:
  • nel 2023 solo 13 regioni risultano adempienti ai LEA, un numero identico a quello del 2022: Campania, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, provincia autonoma di Trento, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana, Umbria e Veneto;
  • dal 2022 al 2023, Campania e Sardegna salgono tra le regioni adempienti, mentre Basilicata e Liguria retrocedono a inadempienti per il mancato raggiungimento della soglia minima in un’area;
  • rimangono inadempienti per insufficienza in una sola area Calabria, Molise e provincia autonoma di Bolzano, mentre Abruzzo, Sicilia e Valle d’Aosta non raggiungono la soglia in due aree.
    La Relazione annuale al Parlamento e al Governo sui servizi pubblici per l’anno 2025, a cura del Cnel, denuncia anch’essa diseguaglianze territoriali e sociali profonde, con un divario di due anni di aspettativa di vita tra Nord e Sud. Il documento, inviato al Parlamento e al Governo, sottolinea il permanere di “rilevanti discrepanze tra regioni e territori subregionali, sia in termini quantitativi che qualitativi” e “marcate disuguaglianze territoriali, di genere e socioeconomiche” che denotano come “non tutti i cittadini abbiano uguale accesso alla prevenzione e alla cura”. Il Cnel segnala come l’accesso alle cure, la tempestività e la qualità dell’assistenza sanitaria siano ancora profondamente diseguali tra Nord e Sud, tra aree urbane e interne, e tra cittadini con differenti livelli di istruzione e reddito.
    La Corte dei conti, nella sua Relazione al Parlamento sulla gestione dei servizi sanitari regionali (esercizi 2022-2023), fotografa una sanità pubblica italiana ancora molto disomogenea dal punto di vista territoriale con forti disparità tra aree geografiche del Paese. Anche nei casi di miglioramento delle regioni in difficoltà, la sanità del Sud fatica a recuperare terreno rispetto a quella delle regioni più virtuose. Le disuguaglianze non riguardano solo la “quantità” di assistenza, ma anche la qualità della vita e della salute a lungo termine: chi vive al Sud può avere una speranza di vita in salute sensibilmente inferiore rispetto a chi vive al Nord. Queste differenze generano un’alta mobilità sanitaria interregionale: molti cittadini delle regioni più “deboli” si rivolgono a strutture di regioni più efficienti, con tutti i costi – economici, sociali, logistici – che questo comporta.
    Nel contesto sanitario sopra descritto l’indagine conoscitiva si pone, quindi, l’obiettivo di disporre di un quadro conoscitivo aggiornato, organico e comparato della situazione regione per regione per quanto concerne l’adempimento dei LEA e della normativa per l’abbattimento delle liste d’attesa, al fine di:
    • analizzare le differenze tra regioni nella qualità e quantità dei servizi sanitari erogati, con riferimento ai LEA, ai tempi di attesa, alla mobilità sanitaria interregionale e ai principali indicatori di salute pubblica;
    • approfondire le cause strutturali, finanziarie e organizzative del divario sanitario territoriale e valutare eventuali interventi di riforma;
    • analizzare l’istituto del commissariamento, valutandone l’impatto nella qualità e quantità dei servizi sanitari e nei bilanci regionali;
    • esaminare i criteri per una nuova determinazione e un diverso riparto del Fondo sanitario nazionale, basata su indicatori epidemiologici, demografici e di fabbisogno reale, verificandone l’adeguatezza rispetto ai bisogni reali della popolazione e ai divari territoriali;
    • rilevare gli effetti delle misure del PNRR (Missione 6 – Salute) sulla riduzione o sull’ampliamento dei divari territoriali;
    • analizzare l’impatto della mobilità sanitaria passiva sui cittadini e sui bilanci regionali.
    Al fine di acquisire gli elementi conoscitivi e svolgere i necessari approfondimenti, nel corso dell’indagine la Commissione procederebbe allo svolgimento di un ciclo di audizioni che consenta di rappresentare il livello nazionale di indirizzo, coordinamento e finanziamento del SSN, raccogliere il punto di vista delle regioni e delle aziende sanitarie, valutare e raffrontare dati comparativi, analisi e indicatori di performance, individuare le criticità operative e la distribuzione del personale approfondendo il tema del personale, della carenza di medici e delle condizioni di lavoro, raccogliere il punto di vista dei cittadini e dei pazienti e acquisire contributi tecnico-giuridici sul riparto delle competenze Stato-Regioni e sulle prospettive di riforma.
    In particolare, si procederebbe alle audizioni dei seguenti soggetti:
    1) Ministro della salute e dirigenti del Ministero della salute (Direzione generale della programmazione sanitaria; Direzione generale della prevenzione; Direzione generale delle professioni sanitarie);
    2) Ministero dell’economia e delle finanze – Ragioneria generale dello Stato;
    3) Consiglio di Stato – Sezione consultiva per gli atti normativi;
    4) Corte dei Conti – Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato;
    5) Istituto superiore di sanità (ISS);
    6) Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas);
    7) Istituto nazionale di statistica (ISTAT);
    8) Autorità nazionale anticorruzione (ANAC);
    9) Conferenza delle regioni e delle province autonome;
    10) Assessori regionali alla sanità di un campione rappresentativo di regioni (Nord, Centro, Sud e Isole);
    11) Associazione nazionale comuni italiani (ANCI);
    12) Direttori generali di alcune Aziende sanitarie locali e Aziende ospedaliere, scelte in base a differenti indicatori di performance;
    13) Centro per la ricerca economica applicata in sanità (C.R.E.A. Sanità) – Università di Tor
    Vergata;
    14) Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (CERGAS) – Università
    Bocconi;
    15) Fondazione GIMBE;
    16) Svimez – Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno;
    17) Ordini delle professioni mediche e sanitarie;
    18) Associazioni sindacali e professionali che rappresentano i direttori generali e sanitari del SSN;
    19) Organizzazioni sindacali rappresentative delle professioni sanitarie;
    20) Organizzazioni sindacali confederali;
    21) Tribunale per i diritti del malato – Cittadinanzattiva;
    22) Associazioni di pazienti e di persone con disabilità;
    23) Associazioni di tutela dei consumatori;
    24) Docenti universitari in materia di diritto sanitario e di economia sanitaria.
    Si intenderebbe procedere, inoltre, all’effettuazione di missioni presso le realtà territoriali di maggior interesse, per le quali il Presidente della Commissione si riserva di chiedere di volta in volta la relativa autorizzazione al Presidente della Camera.

L’indagine conoscitiva dovrebbe concludersi entro il 30 giugno 2026.