Sanità e ricorsi: facite ammuina!

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La contestazione giudiziaria dei Comuni e della regione contro il Programma operativo sanitario dei commissari Bonamico e Di Giacomo non porterà a nulla: è solo fumo negli occhi, il solito modo di fare ammuina senza realmente scalfire le storture del sistema per cercare di invertire la rotta. Se i protagonisti di questa messinscena, cioè i sindaci e Roberti, ne siano consapevoli o, invece, ignari, non spetta a noi dirlo, ma è sufficiente rimettere in fila i fatti per arrivare alla conclusione che i ricorsi al Tar faranno solo un buco nell’acqua.

Questa è l’opinione del nostro giornale e non dovendo rendere conto a nessun partito e a nessun portatore di interessi particolari in ambito sanitario, esponiamo ai nostri lettori l’idea che abbiamo maturato seguendo le sedute di consiglio regionale e le varie posizioni espresse sul tema dagli esponenti politici.

Il grande sconfitto di questa partita è il presidente Roberti, messo all’angolo dal Governo e dai commissari (“ci stanno ricattando!”, 12 maggio 2026) e strozzato dall’emendamento Lotito che ha subordinato i 90 milioni di euro per il ripiano del disavanzo all’accettazione dei tagli “lacrime e sangue” imposti dai Ministeri.

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Cosa ha fatto la Regione? Ha accettato il ricatto dello Stato e ora è vittima di se stessa: prima ha bocciato la proposta del Consigliere regionale Massimo Romano di sollevare il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale contro la legge di stabilità 2026 e pretendere la rimozione dei commissari; poi è andata con il cappello in mano dal Ministro Schillaci a chiedere l’elemosina (l’anticipazione dei 18 milioni sui 90, peraltro non ancora arrivati); infine, ha deliberato di “esprimere perplessità” sul PO (ohibò!) e l’altro giorno ha deciso di appoggiare i ricorsi dei sindaci. Una serie di comportamenti schizofrenici, istituzionalmente pavidi e giuridicamente del tutto inefficaci. Risultato? I tagli sono già operativi e dei 90 milioni neanche l’ombra.

Dall’altro lato della barricata ci sono i sindaci che hanno promosso una serie di ricorsi al Tar contro il taglio delle guardie mediche e per la modifica del
PO. Scelta obbligata, ma forse tardiva e persino ipocrita. Da dicembre i sindaci hanno chiesto la sostituzione dei commissari Bonamico e Di Giacomo con Roberti: che fine ha fatto quella proposta, deliberata all’unanimità della conferenza dei sindaci? Lettera morta, nel silenzio generale. I commissari sono rimasti al loro posto e hanno completato il “lavoro sporco” eseguendo gli ordini dei Ministeri.
Che cosa ha sortito la tenda di Castrataro? Un bel niente: è stata un’occasione per i selfie di tanti politici, incredibilmente proprio i principali responsabili dell’attuale disastro, ossia gli esponenti del Pd al comando durante i governi Renzi e Frattura (Balduzzi docet).

E, dopo il danno la beffa, quegli stessi comuni che hanno dichiarato di agire per difendere la sanità pubblica contro i tagli dei Commissari, a chi hanno affidato l’incarico di ricorrere al Tar? Proprio agli stessi avvocati che difendono le strutture private contro quelle pubbliche o a quelli che si sono distinti come “difensori d’ufficio” degli stessi commissari! Professionisti, lo diciamo chiaramente, sulla cui preparazione e serietà nessuno dubita, anzi, ma probabilmente non i più indicati per questo tipo di rivendicazione giudiziaria.

A meno che lo scopo di fondo non fosse solo quello di fare ammuina, con l’obiettivo di lasciare tutto così com’è. Come sempre.