Sanità e questione Molise, Romano: il silenzio degli innocenti

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In base a quanto stabilito dalla legge di bilancio, scade oggi, 31 marzo, il termine entro il quale i Ministeri della Salute e dell’Economia devono “valutare” la bozza di Programma Operativo sanitario inviato a Roma dai commissari lo scorso 27 febbraio, al fotofinish.

In caso di valutazione positiva, entro i successivi 30 giorni i commissari dovranno recepire le eventuali “prescrizioni vincolanti” impartite dai Tavoli tecnici, senza poter neppure fiatare.

Se non si fosse capito, parliamo di una decisione cruciale per la sopravvivenza del Molise, sia dal punto di vista dell’organizzazione dei servizi sanitari, sia per la tenuta finanziaria dell’Ente, sia per la stessa sorte di intere aree territoriali della nostra regione.

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Nel frattempo, siamo a fine marzo e del bilancio di previsione per il 2026 non c’è neanche l’ombra, con conseguente paralisi dell’attività amministrativa della regione, ai danni di cittadini, imprese ed enti locali.

Ci si aspetterebbe uno stato di mobilitazione permanente, e invece si registra solo un silenzio assordante: il Consiglio regionale non si riunisce (ed è pure meglio, perché nelle ultime sedute si è parlato di presepi e dialetti…), i partiti di governo animano vertici ridicoli con il presidente della giunta, i parlamentari e l’eurodeputato al seguito per non prendere mezza posizione su niente (tranne fare da palo agli inciuci trasversali al comune di Campobasso), i commissari restano comodamente sulle loro poltrone (nonostante abbiano fallito tutti gli obiettivi), nel centrosinistra si sbranano su primarie, federatori e altre astruse alchimie di Palazzo, corpi intermedi non pervenuti. Persino la tenda del sindaco di Isernia rischia di non fare più notizia, segno preoccupante di un’assuefazione irreversibile al peggio.

Se in Molise esiste ancora una società civile, questo è il momento che batta un colpo.

Massimo Romano Costruire Democrazia