Sanità: circa il 10% rinuncia alle cure; pesano liste d’attesa e costi.

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Di Michele Giambarba (Costituente Comunista)


Sanità ancora in netto peggioramento.
Le donne e le persone meno istruite sono le più esposte.
Nel Centro-Nord pesano soprattutto le attese.
In Italia la rinuncia alle cure continua a crescere, mettendo in discussione l’effettiva accessibilità delle prestazioni sanitarie.
Nel 2024, il 9,9% dei residenti ha dichiarato di aver rinunciato, nei dodici mesi precedenti, ad almeno una visita medica o a un accertamento specialistico, a differenza del 6,4% registrato prima della pandemia e del 7,6% del 2023.
Questi dati emergono dalla Relazione sui servizi pubblici 2026 del CNEL, che richiama le difficoltà economiche e le liste d’attesa tra i principali ostacoli all’accesso all’assistenza sanitaria.
Il fenomeno non interessa in modo uniforme la popolazione; infatti il genere, l’età, il livello di istruzione ed il territorio incidono sulla probabilità di rinuncia alle prestazioni, evidenziando come la disponibilità dei servizi sanitari non garantisca necessariamente la possibilità di usufruirne quando se ne ha bisogno.
Secondo i dati riportati dal CNEL, nel 2024 il 6,8% dei residenti ha indicato, tra le ragioni della rinuncia, le liste d’attesa troppo lunghe, mentre il 5,3% ha segnalato difficoltà economiche nel sostenere il costo delle prestazioni. A volte, le due causali possono sovrapporsi.
La relazione richiama inoltre le analisi dell’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà (INMP), che individuano nella rinuncia alle prestazioni per ragioni economiche un indicatore indiretto di povertà sanitaria. Le difficoltà possono riguardare anche l’acquisto di medicinali e il pagamento dei ticket.
La rinuncia alle prestazioni presenta una differenza significativa tra uomini e donne, e tra 25 e 34 anni la differenza è ancora più evidente.
Considerando la popolazione tra i 45 e i 54 anni, per il 13,4% delle persone le difficoltà economiche e i tempi di attesa incidono in misura analoga. Dopo i 55 anni, le liste d’attesa diventano il motivo di rinuncia più frequentemente indicato.
Anche la distribuzione territoriale presenta elementi significativi. Nel 2024 la rinuncia alle prestazioni ha riguardato il 9,2% dei residenti nel Nord, il 10,7% nel Centro e il 10,3% nel Mezzogiorno, e le motivazioni cambiano a seconda del territorio: nel Centro-Nord prevalgono le liste d’attesa, mentre nel Mezzogiorno i problemi economici.
Pure il livello di istruzione incide sulla possibilità di curarsi. Tra gli adulti, la quota di persone che rinuncia per motivi economici raggiunge il 7,7% tra chi ha un titolo di studio più basso, contro il 5,7% tra i più istruiti.
Per quanto riguarda le rinunce dovute alle liste d’attesa, il dato colpisce soprattutto la popolazione anziana.
Appare chiaro come queste differenze confermino la necessità di mantenere tra le priorità l’equità nell’accesso alle politiche sanitarie. La crescita delle rinunce, anche nelle regioni del Centro-Nord, mostra che il problema non riguarda soltanto la disponibilità formale delle prestazioni, ma la possibilità concreta di ottenerle in tempi e a costi sostenibili.
Costituente Comunista chiede ancora una volta e con forza che venga rispettato e applicato quanto scritto nella nostra Carta Costituzionale all’articolo 32: “La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.