Salvini vincitore in Veneto tenta di bloccare la legge sul consenso. Ma il flop nel Sud di Aldo Patriciello dovrebbe limitare le aspirazioni di leadership nel centrodestra

Un’ analisi doverosa che interseca la legge sul consenso, per quanto riguarda il reato di violenza sessuale e le elezioni regionali soprattutto di Campania e Puglia.
Sappiamo bene che in Veneto la Lega è il primo partito. Ma dare il merito a Salvini sembrerebbe quasi un ossimoro.
La situazione veneta è un mondo a parte. Quel 36,3% anche se determinante per la vittoria del presidente Stefani, è tutto merito dell’ ex Governatore Zaia. Ben noto per le sue posizioni moderate all’interno della Lega e per la sua naturale contrapposizione con il populismo di Salvini.
Questo dato porta il leader di quello che fu il Carroccio, a bloccare in Senato l’approvazione della Legge sul consenso in materia di violenza sessuale. Sarebbe dovuta essere votata e licenziata definitivamente nella giornata di martedì.
Così non è stato perché Salvini ha chiesto di introdurre emendamenti.
Secondo il ministro il testo ” sarebbe troppo discrezionale e lascerebbe spazio a vendette di persone ( donne in particolare) che punterebbero a false accuse per farla pagare a chi le ha lasciate”.
Le femministe si sono illuse troppo presto, dando per scontato che il testo della Camera sarebbe passato integro in Senato.
Purtroppo le Regionali Venete, ma anche quelle di Puglia e Campania ( Fdi mai primo partito) hanno rimesso tutto in discussione perché il braccio del patriarcato sta agendo tramite Salvini, che si vuole imporre in questo modo con Meloni.




Ma ha davvero vinto le Regionali? Assolutamente no considerando che nelle regioni del Sud ha perso la metà dell’elettorato del 2020. Non dimentichiamoci della Toscana che grazie a Vannacci è passata da 8 a 1 consigliere.
In Campania il risultato più basso, che dimostra la difficoltà di penetrazione di un movimento nato per disprezzare Napoli e i napoletani: percentuale 5,5%.
In Puglia va leggermente meglio con un 8% ma sempre male rispetto a cinque anni fa. In Campania la lega perde più di 22mila voti. In Puglia circa 53mila.
Quindi Salvini non ha nessun motivo per rivendicare la leadership del centrodestra, cercando di trattenere l’Italia nel Medioevo proprio nella materia dei diritti delle donne.
Salvini dovrebbe invece pensare forse a lasciare la leadership del Carroccio oppure a rivedere i collaboratori.
E qui c’è anche un pezzo di Molise da menzionare. Nelle regioni dove sono stati eletti Roberto Fico e Antonio Decaro, la sanità privata ha un nome molisano: Neuromed.
Che negli anni ha acquisito cliniche sia in Campania che in Puglia. Campagna elettorale poco penetrante nelle regioni confinanti col Molise, da parte dell’Eurodepitato leghista Aldo Patriciello? Oppure persone stanche dei soliti metodi che hanno preferito non recarsi alle urne dati i risultati deprimenti dell’ affluenza in Puglia ( il 41%) e in Campania ( il 44%).
Fatto sta che le donne non devono rimetterci. Soprattutto se a tentare di farci rimanere nel Medioevo è colui che non ha vinto le elezioni se non in Veneto.
Ci auguriamo che Meloni riesca a mantenere la parola. E che l’Italia possa adeguarsi alla Convenzione di Instanbul.


