Ruoli apicali e sanità, Molise a metà classifica con il gender gap

Dottoresse, infermiere, caposala e portantine. Il mondo della sanità sembra essere pieno di donne. Ma una recente inchiesta di Openpolis fa emergere uno spaccato che non meraviglia nessuno. Quando si tratta di gender gap riguardo alle donne nei ruoli apicali vediamo che sono ancora poche quelle che li ricoprono.
MOLISE A METÀ DELLA CLASSIFICA REGIONALE
Sempre Openpolis ci fornisce una classifica tra regioni. Il Molise tra Asrem e aziende ospedaliere ha una presenza femminile del 33,3%. Vuol dire che su tre cariche apicali una sola è ricoperta da una donna.L’unica regione dove ci sono più donne è la Toscana con il 57, 14%. Perfetta parità nelle Marche con il 50%. Nelle altre regioni ovunque ci sono più uomini.Maglia nera per la Valle D’ Aosta. Nessuna delle tre cariche apicali dell’ azienda sanitaria è ricoperta da una donna. Subito dopo il tanto osannato dai molisani, l’ Abruzzo. Con un dato di 9,09% di donne.

IL QUADRO DIRIGENZIALE MOLISANO Il direttore generale Asrem Giovanni Di Santo ( uomo) lo scorso anno ha completato il quadro di nomine necessarie per la direzione dell’ azienda sanitaria. Bruno Carabellese, originario di Pozzilli (Isernia), e Grazia Matarante di San Nicandro Garganico (Foggia), sono stati nominati, rispettivamente, direttore Sanitario e Amministrativo dell’Azienda sanitaria regionale del Molise (Asrem). Il via libera è arrivato dopo la verifica dei requisiti in loro possesso e la comparazione dei curricula con quelli degli altri candidati inseriti nell’elenco degli idonei.Gli incarichi hanno la durata di tre anni. Con queste nomine, dunque, si completa la governance aziendale. È proprio la nomina di Matarante che ha salvato il Molise dagli inferi del gender gap.
Il QUADRO NAZIONALE: LONTANI DALLA VERA PARITÀ
Per quanto nel settore sanitario sia sempre più importante la presenza femminile la maggior parte dei ruoli chiave della politica sanitaria sono ancora ricoperti da uomini.Negli incarichi di vertice la distribuzione di genere non è uniforme. Se tra i direttori amministrativi le donne sono il 42,1%, le direttrici generali sono appena il 25%.Continua a crescere la quota di donne che operano nel settore della sanità. Nei prossimi giorni l’ordine dei medici e degli odontoiatri dovrebbe diffondere i dati più recenti, ma il trend è ormai consolidato da molti anni.Complessivamente nel 2023 le donne erano ancora una minoranza dei medici. Tuttavia questo dato sale al 52% se si considerano solo quelli sotto i 69 anni e continua a crescere osservando i medici più giovani.52% le donne tra gli iscritti all’ordine dei medici e degli odontoiatri con età inferiore ai 69 anni.Nonostante questo però la politica sanitaria continua a essere gestita in larga maggioranza da uomini, sia nelle aziende sanitarie locali, che al ministero.Una novità importante del 2024 riguarda la riforma del ministero della salute che ha cambiato la propria struttura organizzativa (Dl 173/2022). Fino allo scorso anno al vertice del ministero si trovava un segretario generale a cui facevano capo 12 direzioni generali. Da ora invece la struttura si compone di 4 dipartimenti composti a loro volta da 3 direzioni generali ciascuno.Ciascun ministero può avere come vertice amministrativo o un segretario generale o più capi dipartimento. Vai a “Come sono organizzati i ministeri”Un primo effetto della riorganizzazione (non ancora ultimata) riguarda la sostituzione degli incarichi di vertice. Lo scorso 15 febbraio infatti il consiglio dei ministri, su proposta del ministro della salute Schillaci, ha nominato i nuovi capi dipartimento.La guida del dipartimento dell’amministrazione generale, delle risorse umane e del bilancio è stata attribuita a Giuseppe Celotto, già direttore generale del personale, dell’organizzazione e del bilancio.A capo del dipartimento della salute umana, della salute animale e dell’ecosistema (One Health) e dei rapporti internazionali invece è stato posto Giovanni Leonardi che in precedenza ricopriva il ruolo di segretario generale del ministero. A quest’ultimo inoltre è stato conferito anche l’incarico ad interim di capo del dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie. È rimandata a un secondo momento, quindi, la scelta del capo dipartimento vero e proprio.Infine a Francesco Saverio Mennini è stato attribuito il ruolo di capo dipartimento della programmazione, dei dispositivi medici, del farmaco e delle politiche in favore del servizio sanitario nazionale. Quest’ultimo è l’unico tra i nuovi capi dipartimento che non ricopriva in precedenza un incarico nell’amministrazione, svolgendo piuttosto il ruolo di consigliere del ministro esperto in economia sanitaria.0 le donne che ricoprono il ruolo di capo dipartimento al ministero della salute.Tra i nuovi vertici del ministero non è stata scelta neanche una donna. Uno squilibrio piuttosto evidente che potrà essere ribilanciato solo in parte in futuro, quando si procederà alla nomina del capo dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie oltre che dei vari direttori generali.I vertici delle aziende sanitarie e ospedaliereLe aziende sanitarie (Asl) e ospedaliere (Ao) sono le strutture amministrative del sistema sanitario più prossime al cittadino. Oltre ad essere le realtà che offrono nella pratica quotidiana le prestazioni.In tutti i vertici aziendali di queste strutture devono essere presenti un direttore generale (Dg), un direttore sanitario e un direttore amministrativo. In alcuni casi possono essere previste anche altre figure, come i direttori scientifici o sociosanitari, ma non sempre. Per questo l’analisi si limiterà agli incarichi che devono essere sempre presenti, almeno in via ordinaria. Talvolta infatti al posto del direttore generale può essere temporaneamente nominato un commissario, secondo quanto previsto da norme nazionali e regionali.


