Rizzo e Toscano divorziano: Dsp rischia di scomparire grazie a due personaggi politici litigiosi che provarono a mettere piede anche in Molise

Del resto anche in passato sono stati personaggi divisivi che hanno fatto strike del dissenso politico che nasce a destra e sinistra. Quasi come chiamati dal sistema stesso, quello di Meloni da una parte e Schlein dall’ altra, per agitare un po’ i popoli e poi divorziare, per permettere al sistema stesso di rimanere esattamente quello che è. Stiamo parlando di Marco Rizzo e Francesco Toscano.
Che stanno per polverizzare anche quell’ 1% che si erano riusciti a guadagnare negli ultimi anni. Colpa di Rizzo che è passato da “alleanze con nessuno” ad “alleanze con chiunque” quando era il capo politico del vecchio PC ( Partito Comunista) o di Toscano, litigioso con tutti, anche quando nel 2021 fondò il progetto politico di Ancora Italia insieme al famosissimo no vax Diego Fusaro?
Siamo pronti a scommettere che le responsabilità vanno divise 50 e 50. Perché trattasi di due personaggi entrambi vogliosi di leadership ma nessuno veramente in grado di sfondare quel muro del 4% necessario per entrare in parlamento e fare davvero la differenza.

Da una parte Marco Rizzo, seguito da Francesca Antinozzi, Antonello Cresti, Enzo Pennetta e Bruno Scarpini che si incontrano in assemblea precongressuale il 19 luglio per poi annunciare un congresso in grande stile il 3 e il 4 ottobre.
Dall’ altra Francesco Toscano che non le manda a dire a Rizzo nemmeno sui social e annuncia il congresso per il 26 luglio.
Questo il messaggio di Toscano.
Cari amici, preciso un concetto fondamentale per l’ultima volta. Ho convocato un Congresso per definire una linea politica, non per organizzare una rissa. La linea che io propongo è: mai con il centrodestra, mai con il centrosinistra né con Vannacci. DSP si prepari per affrontare in solitaria la campagna elettorale del 2027, a meno che non nascano nei prossimi mesi convergenze con forze omogenee alla nostra che sono radicalmente alternative rispetto alle attuali classi dirigenti. Chi si riconosce invece nella “linea Rizzo”, sintetizzabile nel ritornello “ammicco di qua, ammicco di là, qualche posto ne uscirà”, fa bene a sostenerlo. La base mi pare in maniera compatta sulle nostre posizioni (In Sicilia come altrove, ad esempio, la proporzione è 80 contro 20), ma quand’anche gli iscritti volessero abbracciare un metodo che, con un eufemismo, potremmo chiamare di “realpolitik”, non sarebbe un problema. La democrazia va sempre bene. Quello che non va bene è mettere in piedi condotte ai confini della legalità: sabotare le Pec dei coordinatori che non si piegano, usare i beni del partito come fossero proprietà di pochi, violare tutte le regole statutarie- ad esempio- non è corretto né accettabile. L’idea poi di mandare in avanscoperta o nullatenenti o persone già condannate in primo grado a quasi 10 anni di galera è infine particolarmente meschina. Noi non abbiamo nessun interesse a “buttarla in caciara”, perché proponiamo una linea politica chiara che nessuno può fare finta di non capire. Chiediamo quindi a tutti di comportarsi in maniera civile, abbandonando l’insano proposito di risolvere la vicenda con “colpi di mano” o “prove di forza”. Raramente hanno avuto fortuna in passato quelli che hanno provato ad usare questi metodi con noi, e ancora meno ne avranno in futuro. Fidatevi.
Insomma si preannunciano botte da orbi. Le stesse che spaccarono, dissolvendolo, il progetto di Ancora Italia voluto da Toscano. Le stesse che hanno fatto sparire falce e martello dalle schede elettorali mandando in frantumi un PC che vide l’uscita anche di personaggi importanti a livello molisano come il compagno segretario Michele Giambarba che, insieme al giovane compagno segretario Giovanni Moriello hanno costituito la Costituente Comunista.
Successivamente anche Salvatore Catello, altro pezzo importante del vecchio PC andò da solo costituendo Resistenza Popolare confluito poi nel Partito Comunista di Unità Popolare.
Insomma dove ci sono Rizzo e Toscano iniziano guai e frazionamenti.

Insieme hanno provato a “mettere tenda” anche in Molise partecipando come leader nazionali a un incontro sulla sanità nel febbraio 2023 insieme a Massimo Romano, Pino Ruta, Piero Colucci e Andrea Greco prima delle regionali che si svolsero lo stesso anno. Un allontanamento avvenuto subito dopo perché Costruire Democrazia e anche Greco con il Movimento Cinque Stelle decisero per l’alleanza con il Pd. Allora il progetto del centrosinistra sembrava l’unica speranza di battere il centrodestra. Ma oggi sono passati tre anni. Dsp rischia di non esistere più e in Molise gli scenari sono completamente cambiati da allora con Costruire Democrazia che sembra totalmente fuori dal centrosinistra. Dsp resisterà all’ennesimo urto? Solo la storia lo potrà dire


