Riforma sistema di accesso alla Facoltà di Medicina: quale svolta storica?

di Anna Maria Di Pietro
«Finalmente Medicina volta pagina: superiamo il numero chiuso e diciamo addio al test d’ingresso che per troppo tempo hanno spento i sogni e le ambizioni di tanti ragazzi. L’Università apre le proprie porte per formare chi desidera diventare medico […]», così Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, ha esordito dopo l’approvazione del Disegno di legge C. 2149. In realtà, ad essere abolito è solo il test d’ingresso, mentre il numero chiuso è solo posticipato, perché chiunque potrà immatricolarsi, ma dopo sei mesi di frequenza ci sarà una selezione basata sugli esami sostenuti e il raggiungimento di un numero prestabilito di crediti formativi, che saranno il discrimine per poter proseguire gli studi. Attendendo la fine dell’iter che concretizzerà, entro dodici mesi, la riforma, qualche dubbio sorge.
Prevedendo un elevato numero di iscritti, molti atenei non potranno ospitare fisicamente le nuove matricole per mancanza di spazi adeguati. Per ovviare a questo inconveniente, si rispolvererà la Dad? Dunque, una sorta di odissea per studenti e docenti; i primi che, nonostante il pagamento della retta, non avranno nessuna garanzia di continuità, con il rischio di dover cambiare percorso, perdendo solo tempo e denaro, a meno che si accontenteranno di proseguire gli studi in discipline simili, quali biologia, scienze motorie, biotecnologie e similari; i secondi che vedranno triplicare il proprio lavoro, se non si aumenterà il numero dei docenti, con il rischio di una didattica di livello inferiore.
Quindi, nessuna rivoluzione: le porte dell’università più che aperte verranno socchiuse, con gli studenti che avranno solo l’incertezza come unica certezza.


