Regionali 2025, vincono i moderati in Valle D’ Aosta, nelle Marche Acquaroli si conferma governatore ma il vero leader politico è l’astensionismo

Ecco i risultati definitivi delle prime due consultazioni regionali svoltesi in autunno in Italia.
MARCHE: ACQUAROLI SI RICONFERMA MA VINCE L’ ASTENSIONE
C’è chi sostiene che nelle Marche abbia vinto il centrodestra di Francesco Acquaroli. La realtà è invece che il primo partito è quello dell’ astensione. Perché se nel 2020 in piena pandemia votò il 59% dei marchigiani, oggi vota il 50%. Segno che quel 10% di uomini e donne che hanno scelto di non votare, se si fossero recati alle urne avrebbero potuto portare alla vittoria il candidato del centrosinistra Matteo Ricci, ex sindaco di Pesaro.
Infatti Acquaroli vince con il 52,1% con il 44,7% di Matteo Ricci. Ma considerando che un marchigiano su 2 non ha votato Acquaroli governerà con il 26% del consenso dei marchigiani. Altro che vittoria del buongoverno come sostiene la stessa Giorgia Meloni.
Il suo partito vince la sfida con il 28,1% che rappresenta sempre il 14% dei marchigiani.
Forza Italia secondo in coalizione con l’8,2%, poi la Lega con il 7,1%. Percentuali irrilevanti per le liste civiche che appoggiano il centrodestra.
Nel centrosinistra il Pd raggiunge il 22,8% resta il primo partito. Secondo posto per la lista civica di Matteo Ricci Presidente con il 7,1%. Flop totale per il Movimento Cinque Stelle con il 5,2% e Avs con appena il 4,1%.
Irrilevanti le altre percentuali. Da prefisso telefonico i risultati degli altri 4 candidati presidenti: Beatrice Marinelli, Lidia Mangani, Claudio Bolletta e Francesco Gerardi


VALLE D’AOSTA: VINCONO I MODERATI
L’Union Valdôtaine è il partito che ha raccolto più consensi alle elezioni regionali tenute in Valle d’Aosta domenica 28 settembre. Quando alle ore 17:10 di lunedì 29 settembre è stato scrutinato il 94 per cento dei voti, l’Union Valdôtaine – partito centrista di ispirazione autonomista – è al 31,8 per cento, seguito dalla lista “Autonomisti di centro” (14 per cento).
Fratelli d’Italia è al momento terzo con l’11 per cento, seguito da Forza Italia all’10,1 per cento. La Lega ha ottenuto circa l’8,4 per cento, mentre il Partito Democratico è all’8,1 per cento.
Alle elezioni regionali di cinque anni fa, il partito di Matteo Salvini era arrivato primo con il 24 per cento, un risultato storico, visto che in Valle d’Aosta le elezioni regionali erano sempre state vinte in precedenza dall’Union Valdôtaine. In queste elezioni, dietro al Partito Democratico, si è piazzata Alleanza Verdi-Sinistra con il 6,3 per cento, seguita dalla lista “Valle d’Aosta aperta”, al cui interno c’è il Movimento 5 Stelle, al 5,6 per cento. All’ultimo posto è arrivata la lista “Valle d’Aosta futura”, con il 4,6 per cento.
A differenza delle altre regioni, le elezioni regionali in Valle d’Aosta servono solo a rinnovare i componenti del Consiglio regionale, che poi a loro volta eleggono il presidente della Regione, con un voto in cui è richiesta la maggioranza assoluta dei consiglieri (18 su 35 totali). I seggi nel Consiglio regionale della Valle d’Aosta sono distribuiti in modo proporzionale in base ai risultati elettorali; viene assegnato un premio di maggioranza di 21 seggi alla lista o al gruppo di liste che ha ottenuto almeno il 42 per cento alle elezioni.
L’Union Valdôtaine è sotto questa percentuale, così come il gruppo di partiti della coalizione di centrodestra, formata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, che insieme hanno ottenuto circa il 29,5 per cento dei voti. Dunque, per eleggere il nuovo presidente della regione sarà necessario un accordo. E non è detto che questo avverrà tra l’Union Valdôtaine e i partiti di centrodestra. Per esempio, cinque anni fa l’Union Valdôtaine si era accordata con il Partito Democratico, altre forze di centro e progressiste, per eleggere come presidente di regione Erik Lavévaz, escludendo la Lega, nonostante fosse arrivata prima alle elezioni.
A gennaio 2023, dopo le dimissioni di Lavévaz, il Consiglio regionale valdostano ha poi eletto come presidente della regione Renzo Testolin, sostenuto sempre da una coalizione formata da Union Valdôtaine, Partito Democratico e altre liste autonomiste, e da cui la Lega è rimasta esclusa anche in quel caso.


