Referendum magistratura, ecco le posizioni di tutti i partiti nazionali

Ormai il dibattito interessa tutta Italia e anche il Molise.
Stiamo parlando della Riforma della magistratura. Contro la quale nella giornata di ieri si sono espressi tutti i segretari regionali del centrosinistra in piazza a Campobasso.
Urne aperte quindi il 22 e il 23 marzo per il referendum confermativo 2026 sulla giustizia. Gli elettori saranno chiamati a esprimersi sulla riforma che modifica sette articoli della Costituzione. Tra le norme oggetto della consultazione spiccano la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e inquirenti.
Come previsto dall’articolo 138 della Costituzione, il referendum di revisione costituzionale non prevede – a differenza di quello abrogativo – l’obbligo di raggiungimento del quorum. A determinare l’esito del voto sarà la maggioranza relativa dei voti validi.
Ma vediamo come sono schierati i partiti nazionali, andando oltre la visione semplicistica: la destra vota sì e la sinistra vota No.
La prima anomalia che riguarda il Molise è il no del partito locale contro un possibile sì di Renzi, anche se molto annacquato rispetto a quello del 2016.
GIORGIA MELONI – FDI
Favorevole al “Sì” sul referendum è tutto il centrodestra, a partire dal partito Fratelli d’Italia guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La premier ha dichiarato che il voto non inciderà sulla stabilità del governo e che in caso di affermazione del “No” non si dimetterà.
ELLY SCHLEIN – PARTITO DEMOCRATICO
Contrario alla riforma e schierato per il “No” è gran parte del campo largo a partire dal Partito Democratico guidato dalla segreteria Elly Schlein. La leader dem sostiene che la riforma non serva a rendere più efficienti i tribunali ma sia un tentativo del governo di sfilarsi dai controlli.
GIUSEPPE CONTE – MOVIMENTO CINQUE STELLE
A sostegno del “No” si è schierato anche il Movimento Cinque Stelle guidato dall’ex premier Giuseppe Conte. Il leader pentastellato ha bollato la riforma sulla giustizia come un “disegno pericoloso” che mira a “scardinare il sistema costituzionale e l’equilibrio tra i poteri”.
ANTONIO TAJANI – FORZA ITALIA
Tra i principali sostenitori del “Si” al referendum c’è Forza Italia. Il leader Antonio Tajani ha dichiarato che la riforma è parte di quella “rivoluzione liberale” voluta da Silvio Berlusconi. “Faremo una campagna elettorale per una giustizia giusta che non è affatto contro i magistrati ma per assicurare che accusa e difesa siano sullo stesso piano”, ha detto il vicepremier.
MATTEO SALVINI – LEGA
In vista della consultazione, la Lega di Matteo Salvini ha lanciato la campagna ufficiale a sostegno del “Sì”. “Significa dire sì alla separazione netta tra giudici e pubblici ministeri e a una magistratura più trasparente valorizzando il merito dei magistrati e punendo chi sbaglia e chi non lavora”, è la posizione
ANGELO BONELLI E NICOLA FRATOIANNI – ALLEANZA VERDI SINISTRA
Tra i partiti che appoggiano il “No” c’è Alleanza Verdi Sinistra di Angelo Bonelli e Nicola Fratonianni. I due leader sostengono che la riforma rischia di dare “pieni poteri” al governo e riduce l’indipendenza della magistratura.
CARLO CALENDA – AZIONE
Dall’opposizione, Azione guidata dall’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda si è espressa ufficialmente a favore del “Sì”. Il senatore ha dichiarato in un post su X che la separazione delle carriere inclusa nella riforma era “parte del programma elettorale”.
MATTEO RENZI – ITALIA VIVA
Più sfumata è la posizione del leader di Italia Viva Matteo Renzi. L’ex premier, pur definendo il provvedimento una “riformicchia”, ha annunciato che lascerà libertà di coscienza ai propri elettori.
ROBERTO VANNACCI – FUTURO NAZIONALE
Il leader del nuovo movimento Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, sostiene il “Sì”. L’eurodeputato uscito dalla Lega, respinge le critiche dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm) negando che la riforma sottometta i giudici alla politica. E ha affermato di preferire un “sistema in cui i giudici siano scelti da chi ricopre cariche elettive piuttosto che lasciarlo alle correnti della magistratura”.
RICCARDO MAGI – PIU’ EUROPA
Da Più Europa, il segretario Riccardo Magi sostiene il principio di separazione delle carriere ma critica la riforma approvata dal governo Meloni. “Pensiamo che sia da confermare al referendum nonostante le non poche incognite di carattere tecnico-giuridico sulle sue concrete applicazioni e quelle ancora maggiori di carattere politico”, ha dichiarato in un comunicato.
Tra i sostenitori del “Sì” c’è Noi Moderati guidata da Maurizio Lupi. Non solo ma a sinistra c’è anche il partito socialista italiano.
Tra gli antisistema a favore del sì ci sono anche i leader di Dsp Marco Rizzo e Francesco Toscano. Detta così sembrerebbe il sì in vantaggio ma non si potrà mai sapere. Anche perché se a votare si recheranno in molti il no ha più probabilità del sì di andare a segno.


