Referendum e Molise, il silenzio degli sconfitti grida vendetta

Il Referendum è stato perso in Italia ma straperso anche in Molise, dove soltanto il 27,7% dei cittadini della nostra regione si sono espressi su cittadinanza e lavoro.
Vero è che probabilmente i referendum sul lavoro erano poco chiari. È vero anche che i molisani hanno paura di essere sostituiti dagli immigrati.
Vero è anche che in Molise vota un cittadino su 2 anche alle elezioni. È vero però pure che nella nostra regione c’è una donna su due che non lavora e il lavoro non lo cerca neppure.
Un giovane su 5 non lavora con un tasso di disoccupazione giovanile pari al 19,2%.
L’8,4% dei molisani non lavora. Dati che ci fanno capire che di lavoro probabilmente i molisani non vogliono nemmeno sentire parlare.
Ma la cosa più grave però è che nessuno tra Cgil e centrosinistra in Molise ha ancora commentato sui social questa grave sconfitta. Non una parola né per ammettere errori e nemmeno per prendersela con chi non è andato a votare.
Vige un sentimento di grande e grave rassegnazione. Non sappiamo se questi partiti di centrosinistra ( PD e 5 stelle in primis) faranno veramente qualcosa per far tornare i molisani ad affezionarsi alle urne.
Che vengono puntualmente disertate quando non si deve votare per il parente o l’ amico che si candida alle elezioni.
Molisani e politici vivono in uno stato di perenne abulia e rassegnazione, terreno fertile per qualcuno che non è un vero leader politico ma che assomiglia più a figure del ventennio 1922- 1943 che imporrà a tutti quel che devono fare.
Il silenzio colpevole degli sconfitti è inaccettabile. Il 27,7 % dei molisani che hanno votato meritano rispetto. E meritano di sapere come verrà trattata da oggi la tematica lavoro in Molise.


