Referendum e Governo, le varie dimissioni soltanto un’operazione di marketing politico di Meloni per salvare il salvabile

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Quello che sta avvenendo a livello nazionale, dopo la vittoria del no al Referendum Costituzionale, non è altro che una operazione di facciata.

Andiamo in ordine inverso. Maurizio Gasparri, dopo la sfiducia di 14 senatori di Forza Italia, è stato costretto a dimettersi da capogruppo di Forza Italia. Il titolo se lo è preso, in un’ assemblea durata appena 20 minuti, Stefania Craxi, la figlia di Bettino il socialista che da sempre ha scelto la destra. Con il placet della famiglia Berlusconi, in primis la figlia maggiore Marina che non vedeva l’ora di mettere in atto un restyling del partito.

Post mortem si rinsalda la vecchia amicizia Craxi- Berlusconi per il tramite delle sue figlie maggiori.

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Prima di questo il braccio di ferro tra la premier Giorgia Meloni e la ormai ex ministra del Turismo Daniela Santanché. Che ha portato anche qui alle dimissioni forzate della ex ministra coinvolta in diverse vicende giudiziarie. La ministra non è stata sostituita: le sue deleghe sono state assunte ad interim da Meloni stessa.

Meloni avrebbe commentato: ora non difendo più nessuno.

E infatti non lo ha fatto nemmeno con Del Mastro e la ex capa di gabinetto del ministero della giustizia Giusi Bortolozzi, sostituita dopo essere finita nel caso Del Mastro e dopo aver detto che se vinceva il sì ci saremmo liberati della magistratura. Al suo posto Antonello Mura magistrato ed ex procuratore generale presso la Corte d’appello di Roma.

È tutta una operazione di marketing. Per distogliere la gente comune dai veri responsabili della vittoria del No: la stessa premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Nordio, la cui riforma cestinata dal popolo portava il suo nome.

Erano loro due i primi che avrebbero dovuto rassegnare le dimissioni, dando spazio a un governo tecnico capace di portare l’Italia verso le elezioni del 2027. Ma niente da fare, Meloni e Nordio restano in sella e con loro il Governo nato nel 2022. Che in questi giorni sta vivendo la sua prima vera crisi. Non sfiduciati dai propri parlamentari, a cui piace mantenere le terga sopra la poltrona, ma dal popolo stesso che ha inteso la politicizzazione del referendum.

Meloni continua a tenere atteggiamenti da Marchesa del grillo. Sperando di arrivare immune all’appuntamento elettorale del prossimo anno.