Referendum Costituzionale, l’affondo dell’avvocato Matteo Fallica: “voto no perché sette articoli della Costituzione meritano rispetto”

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L’avvocato Matteo Fallica, storico attivista civico, prosegue nel suo impegno pubblico a sostegno del NO al referendum sulla riforma costituzionale. Dopo interventi, articoli e partecipazioni televisive, torna sul tema con una riflessione che richiama alla serietà del confronto: al centro, la critica alla banalizzazione del dibattito e l’invito ad affrontare nel merito una revisione che incide su sette articoli della Costituzione e sull’assetto dell’ordinamento giudiziario.

“7 ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE MERITANO RISPETTO!

Ogni volta che sento il frontman del Sì, Antonio Di Pietro, parlare del referendum e spiegare le sue ragioni, resto sinceramente incredulo. E anche un po’ offeso.
O non ha compreso fino in fondo la portata della riforma, oppure ritiene che gli interlocutori non siano in grado di capire argomentazioni più serie rispetto al calcio.

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Ripete quasi meccanicamente lo stesso concetto: “Sono per la separazione delle carriere” (posizione legittima, ognuno ha le proprie idee) “perché non si può entrare in campo e trovare l’arbitro che porta la maglietta della squadra avversaria”.
Ed è proprio qui che il sangue mi ribolle.
Ma come si permette?

Ridurre una riforma costituzionale di questa portata a una metafora calcistica significa banalizzare il tema in modo inaccettabile. Non stiamo parlando di una partita di calcetto, ma della modifica di ben 7 (SETTE) articoli della Costituzione, che inciderebbe, qualora passasse, sull’intero assetto dell’ordinamento giudiziario. La più grande riforma costituzionale della storia.

E non è solo il merito a sollevare perplessità, ma anche il metodo.
Il testo della riforma è approdato in tempo record con percorso che appare forzato, privo di un confronto parlamentare ampio e approfondito, quasi si trattasse di un decreto-legge e non di una revisione costituzionale che dovrebbe richiedere il massimo livello di dibattito e ponderazione.

Si propone la separazione delle carriere, la creazione di due CSM distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare: in sostanza, un “tribunale speciale” esterno al CSM, con profili che sollevano interrogativi rispetto all’articolo 107 della Costituzione e senza la espressa previsione di un ricorso in Cassazione.
Un tribunale con due gradi di giudizio, non tre.
Veramente uno sforzo di fantasia solo immaginarlo.

Partiamo da questi punti e discutiamone nel merito, con argomentazioni giuridiche e istituzionali serie. Perché continuare con metafore semplicistiche (l’arbitro, i giocatori, le squadre, le magliette) non eleva il dibattito: lo impoverisce.

É un tema di questa importanza merita ben altro livello di confronto”