Referendum Costituzionale, il no femminista di Lunadigas la pagina delle donne senza figli

🔴 Il 22 e il 23 marzo ci esprimeremo con un Sì o con un No sulla legge Meloni-Nordio, una riforma dell’ordinamento giudiziario che intende modificare ben 7 articoli della Costituzione, per separare le carriere di magistrati giudicanti e requirenti (con il rischio di assorbire questi ultimi nella sfera del potere esecutivo), dividere in due il Consiglio Superiore della Magistratura, introdurre il sorteggio secco per i giudici e temperato per i laici, creare un’Alta Corte per valutare la responsabilità disciplinare dei magistrati.
❗️ Tali modifiche, come lo stesso ministro della giustizia Nordio ha dichiarato, non incideranno sull’efficienza né sulla durata dei processi e non stabilizzeranno le tante lavoratrici e lavoratori precari della giustizia. Serviranno – sono sempre parole di Nordio – a fare in modo che i magistrati non remino contro chi governa su mandato del popolo.
Il ministro degli Affari esteri Tajani, invece, si è fatto sfuggire che dopo il referendum andrebbe riformata la polizia giudiziaria, riconducendola sotto la sfera dell’esecutivo, con gravi rischi sulla segretezza delle indagini che riguardano “i potenti”.
Da mesi ormai vediamo i politici che, con tono arrogante, strappano la toga ai magistrati e indicano l’ipotesi di reato per ogni fatto di cronaca: accade sempre, che si tratti di contenziosi legati agli sbarchi dei migranti o del giudizio della Corte dei conti sui costi del Ponte sullo stretto di Messina, o dei disordini di Torino, del delitto di Rogoredo, del caso di Garlasco o della famiglia nel bosco.
Tutto ciò non ci lascia indifferenti.
👉 Come antifasciste, ci preoccupa la manomissione della Costituzione nata dalla Resistenza, fondata sulla divisione dei poteri esecutivo, legislativo, giudiziario e sui contrappesi e sistemi di garanzia in base a cui chi vince le elezioni non vince tutto e non è esente da controllo di legalità.
Memori dei tanti magistrati che hanno dato la vita nella lotta alla mafia o al terrorismo nero e rosso e nel contrasto alla corruzione, temiamo che, a seguito del varco aperto da queste modifiche costituzionali, future leggi ordinarie possano indebolire l’indipendenza e l’autonomia con cui la magistratura ha operato finora, pur non esente da errori o inefficienze.
Per risolvere i problemi della giustizia servono investimenti economici, assunzione di personale, digitalizzazione. Non occorre stravolgere la Costituzione.
👉 Come femministe, temiamo che una magistratura meno indipendente possa ancora meno tutelare i diritti delle donne, intesi non come un catalogo di proclami astratti ma come un sistema di garanzie concretamente attivabili. Pensiamo ad esempio ai diritti dei lavoratori e a quelli delle donne lavoratrici, ancora più fragili.
Ne abbiamo una prova in positivo: di recente la procura di Milano ha posto sotto amministrazione giudiziaria la società che gestisce il servizio a domicilio per Glovo, denunciando lo sfruttamento algoritmico e le forme di caporalato che condannano a bassissime retribuzioni i rider. E’ difficile pensare che una magistratura intimidita e schiacciata dal potere politico avrebbe potuto muoversi contro poteri economici così forti anche a livello internazionale.
Il potere dei governi è oggi debordante non solo in Italia ma in tutte le democrazie occidentali. Il potere dei governi è sempre patriarcale, anche quando nei ruoli apicali delle istituzioni ci sono donne.
Temiamo che un nuovo riassetto costituzionale dei poteri esecutivo, legislativo, giudiziario possa opacizzare ancora di più le ragioni delle donne, quando si tratta di portare in giudizio fatti di maltrattamento o violenza maschili.
Tale preoccupazione appare tanto più motivata per la tendenza del governo a introdurre sempre nuovi provvedimenti che comprimono le libertà costituzionali di espressione, manifestazione, stampa e, per le donne, le libertà legate ai diritti di autodeterminazione e ai diritti riproduttivi (accesso all’ IGV gratuita e sicura, diritto alla contraccezione), mentre si depenalizzano alcuni reati: si pensi all’abuso di ufficio o alla proposta di introdurre lo scudo penale per le forze dell’ordine. Scandalosa è soprattutto l’adozione in commissione giustizia di un disegno di legge ‘stupri’ che presuppone per l’uomo una disinvolta e impunita libertà di disporre del corpo di una donna, a dispetto di quanto previsto dalla Convenzione di Istanbul, il dispositivo legislativo internazionale più avanzato in materia di contrasto alla violenza maschile sulle donne.
❗️ Vogliamo ribadirlo ed esplicitarlo ancora meglio: il cuore della riforma non è la separazione tra pubblico ministero e giudice in nome di una millantata equidistanza tra PM, giudice e avvocato, poiché tale separazione è già stata introdotta dalla riforma Cartabia del 2022 (si può passare dalla funzione giudicante a quella requirente o viceversa solo nei primi 10 anni di carriera e cambiando regione: di fatto solo lo 0,4 % dei magistrati chiede tale passaggio). Il golpe è nello spezzettamento e nell’introduzione del sorteggio nel CSM, che svilisce e toglie prestigio ai magistrati estratti a caso tra 9.000 magistrati (invece la componente laica è sorteggiata da una lista ristretta predisposta dalla maggioranza parlamentare in base a prevedibili criteri di fedeltà). Chi proporrebbe di sorteggiare il sindaco e persino i rappresentanti di un condominio o il presidente di una bocciofila?
Le nostre madri e padri costituenti, che avevano conosciuto il fascismo, idearono il CSM come organo di governo autonomo della magistratura, aperto alla relazione con le forze giuridiche e con il parlamento, presieduto dal Presidente della Repubblica e composto da magistrati eletti, non estratti a sorte: è stata una delle intuizioni più innovative per il successivo cammino della magistratura nel dopoguerra, favorendo la crescita democratica, il diritto dei cittadini a un equo processo, il riconoscimento di nuovi diritti civili e sociali al passo con i tempi per le donne, per le minoranze, per le persone oppresse, marginalizzate, invisibilizzate, pur nella consapevolezza che non sempre queste persone hanno ottenuto vera giustizia nelle aule giudiziarie.
Questa riforma risponde a ragioni di consenso che non ci appartengono e che consideriamo regressive.
Non è di questa riforma che la giustizia ha bisogno.
Invitiamo a respingere con una valanga di NO la legge Meloni-Nordio.
Il nostro NO è un atto di Resistenza ed è una rivolta femminista.


