Rapporto GIMBE, il Molise ha più risorse di tutti e meno medici di tutti. UIL FP: «Il commissariamento ha fallito»

Il 9° Rapporto GIMBE consegna al Molise un paradosso: è la regione con il maggior finanziamento per abitante del Fondo sanitario indistinto 2025 (2.319 euro contro una media nazionale di 2.218), ma si colloca ventesima su ventuno nel monitoraggio LEA 2024, con 192 punti su 300. L’assistenza ospedaliera si ferma a 60 punti: la soglia minima e il dato più basso d’Italia.
«Essere adempienti non significa essere curati – dichiara Emilio Corbo, Segretario Generale della UIL FP Molise –. Abbiamo più risorse di chiunque altro e meno medici di chiunque altro: il problema non sta solo nei fondi, ma nel modello che governa la nostra sanità».
I medici dipendenti sono 1,35 ogni mille abitanti contro 1,84 della media italiana, il valore più basso del Paese, e il Molise, con la Basilicata, è l’unica regione in cui tra il 2015 e il 2024 gli organici sanitari sono diminuiti. «Dietro i numeri ci sono infermiere e infermieri, operatrici e operatori sociosanitari, tecnici, personale amministrativo e medici che reggono carichi di lavoro e turni difficili da coprire con organici ridotti all’osso – prosegue Corbo –. Sono loro, insieme ai cittadini e alle cittadine, le prime vittime di questo sistema».
I molisani che nel 2024 hanno rinunciato ad almeno una prestazione necessaria sono il 10,9% (9,9% in Italia) e il 31,1% della spesa pubblica va al privato convenzionato (19,8% la media nazionale). Il quadro del Paese è allarmante: 18,8 miliardi di “tagli invisibili” in quattro anni, 32,3 miliardi di divario previsto nel 2027-2029, 5,8 milioni di persone che rinunciano a visite ed esami. «Il Molise non è un’eccezione, è il punto in cui queste tendenze si fanno più acute».
Il Molise è in Piano di rientro dal 2007 e in gestione commissariale dal luglio 2009, unica regione ancora in questa condizione. «Diciassette anni non sono un’emergenza, sono un metodo, e il metodo ha fallito – afferma Corbo –. Il risanamento dei conti non si è tradotto in servizi. Ci opporremo a ogni ulteriore proroga e chiediamo un cronoprogramma certo di uscita dal commissariamento, per restituire la sanità alla responsabilità democratica del territorio».
«Alla politica, nazionale e regionale, chiediamo un piano straordinario di assunzioni stabili, la stabilizzazione del precariato, il superamento dei vincoli sugli organici, una reale valorizzazione economica e di carriera, il rafforzamento dell’assistenza territoriale a partire dalle aree interne e un confronto permanente con il sindacato. L’articolo 32 della Costituzione parla di diritto dell’individuo e interesse della collettività: in Molise oggi lo è più sulla carta che nella realtà. Dimostrate il contrario, prima che a farlo siano ancora i molisani e le molisane costretti a rinunciare a curarsi».


