Radioterapia, interviene Giuditta Lembo: forse è il caso che Toma metta da parte gli scontri personali per il bene comune

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Di Giuditta Lembo

Mentre in Conferenza Stato Regioni viene approvato il Piano oncologico nazionale 2022 2027, in Molise si discute sulle modalità di fruizione della radioterapia da parte dei pazienti oncologici molisani, una diatriba che alla fine rischia di penalizzare sempre chi ha bisogno di curarsi con urgenza, ma questo, forse, per il Commissario Toma è un aspetto secondario! Il Piano oncologico appena approvato, vorrei ricordare al Commissario, forse gli è sfuggito leggendo il Piano, mette al centro il malato e la necessità di percorsi di cure tempestive che devono essere chiari ed omogenei, nonché indica la digitalizzazione per snellire la burocrazia, una assistenza sempre più domiciliare ed integrata con i presidi ospedalieri e i servizi territoriali per evitare che il paziente venga sballottato da un presidio all’altro. E poi formazione degli operatori sanitari e campagne informative per i cittadini, supporto nutrizionale e psicologico, ampliamento delle fasce di età per gli screening, cure palliative a domicilio e potenziamento delle coperture vaccinali. Un Piano necessario e molto atteso, sia per la delicatezza dell’argomento (in Italia ogni anno ci sono circa 180 mila morti per cancro) sia perché in esso vengono recepite le indicazioni del Piano europeo contro il cancro pubblicato lo scorso anno. All’interno del Piano si parla di un approccio globale e intersettoriale, con una maggiore integrazione tra prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico, compreso il miglioramento delle cure e la prevenzione delle recidive mantenendo l’attenzione sulla centralità del malato, puntando alla riduzione o all’eliminazione delle disuguaglianze nell’accesso agli interventi di prevenzione e cura. Finalmente, sarà istituito il Registro tumori nazionale per garantire il processo di costituzione e la piena funzionalità organizzativa in tutte le aree del paese della Rete dei registri tumori regionali, valorizzando le esperienze anche attraverso la costituzione di reti regionali ma per questo sarà fondamentale definire gli standard di funzionamento dei registri tumori attraverso requisiti organizzativi, tecnologici e strumentali, nonché dei flussi informativi. Nel Piano si propone l’attivazione di Punti di accesso per la presa in carico del soggetto già in fase di fondato sospetto da parte del medico di famiglia, di altro specialista o in seguito a percorsi di screening per evitargli l’estenuante attesa causata dalle lunghe liste delle prenotazioni. Si sa bene che in questi casi la tempestività e l’urgenza sono indispensabili. Altra cosa importante è che spesso i problemi possono derivare non solo dalla malattia oncologica in sé ma anche dalle terapie (ad esempio la chemioterapia, gli interventi chirurgici, la radioterapia o l’assunzione di farmaci), in questo caso il Piano prevede l’attivazione di percorsi di riabilitazione globali (sanitari, sociali, lavorativi, finanziari) per il completo reinserimento delle persone nella società. Un ruolo in tutto il percorso della malattia hanno anche i caregiver oncologici che, specie in situazioni che si prolungano nel tempo, possono avere problemi sia in termini di vita familiare che professionale. Per questo nel Piano si chiede l’effettiva applicazione delle norme che riconoscono il caregiver familiare attraverso l’attivazione di un apposito fondo a sostegno. Non meno importanti sono gli interventi formativi rivolti al personale sanitario che lavora in oncologia, settore in continua evoluzione per quanto riguarda i modelli assistenziali, le innovazioni tecnologiche e gli aspetti indispensabili di umanizzazione e di rispetto della persona, interventi formativi atti anche a garantire l’efficacia e l’efficienza dei percorsi di diagnosi e cura. Alla luce di ciò, mancando davvero poco alla fine del mandato presidenziale e commissariale, forse sarebbe il caso, almeno una volta, di mettere da parte, Presidente Toma, eventuali risentimenti anche personali verso qualcuno, che rischiano solo di generare ricadute negative su chi non c’entra nulla e che, come nel caso della radioterapia, sono i malati.