Primo maggio, la riflessione di Controvento: ecco cosa affrontare per rendere il lavoro dignitoso

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Oggi primo maggio la festa del lavoro. Nell’immaginario quotidiano si pensa a una giornata dove tutto si ferma tranne i servizi essenziali: sanità, treni e anche informazione.

Perché è vero che i giornali cartacei si sono sempre fermati per non uscire il 2 maggio. Ma è vero anche che gli spazi informativi in TV vanno in onda ugualmente insieme ai telegiornali e ormai i giornali web fanno la stessa cosa.

Andremo Controvento fermandoci almeno per un giorno.

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Ma senza lasciarvi senza una riflessione necessaria.

Primo maggio significa sensibilizzare sulle troppe morti sul lavoro che ancora avvengono in Italia.

Non si può ancora andare a guadagnarsi il pane quotidiano e rischiare di non tornare a casa perché le misure di sicurezza nelle aziende non sono ancora troppo sicure. Scusate il bisticcio di parole ma è proprio questo il senso di tutto.

Altra questione dirimente è il salario minimo. Il Governo non è intenzionato in Italia a garantirlo. Il centrosinistra lo sta usando ora come battaglia ma niente ha fatto per garantirlo quando era al Governo.

Quindi in questo campo esiste purtroppo una destrasinistra o sinistradestra in cui è facile blaterare quando si sta all’opposizione ma poi una volta arrivati al governo si perde la parola.
Lottare per il salario minimo significa anche combattere il lavoro povero. Quello per cui chi viene impiegato col salario che guadagna non riesce nemmeno ad arrivare a fine mese.

Il lavoro è anche differenza di genere. In Italia e in Molise una donna su due non lavora perché costretta a rinunciare a cercare occupazione in quanto sembra essere eternamente destinata ai ruoli di cura. E anche quando lavora guadagna meno perché, sempre a causa del peso familiare, deve rinunciare a ore di straordinario, avanzamenti di carriera e responsabilità che portano il lavoratore fuori casa anche per più di dodici ore al giorno.

Il mondo del lavoro dovrebbe essere forse meno competitivo? Forse sì. Si dovrebbe lavorare per vivere e non vivere per lavorare.

È questo un principio fondamentale del diritto al lavoro costituzionalmente riconosciuto.

E poi il tema sempre troppo poco affrontato delle molestie sul lavoro. Capi, anche donne, che sfruttano la propria posizione di potere per abusare sessualmente dei propri sottoposti sguainando la spada del potere economico. Abuso sul lavoro è anche il mobbing, forma più subdola di abuso sui lavoratori, che consiste nel mettere in pratica comportamenti scorretti per isolare e per rendere pesante l’ ambiente lavorativo soprattutto per il lavoratore che subisce l’ abuso.

Senza eliminare queste situazioni il lavoro dignitoso resta una chimera. Questo tipo di situazione non nobilita la persona ma la rende simile alla bestia.

Buon primo maggio a tutti. Soprattutto a chi non lavora non per propria volontà ma perché il lavoro non c’è o se c’è è pagato male.

Ci rileggiamo domani. Oggi giornata di riflessione anche per noi di Controvento.