Otto marzo, la sorpresa antifemminista di Meloni e Roccella: basta consigliere di parità regionali.

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Non basta una donna a governare il Paese. Ci vuole una donna femminista che non sia una restauratrice di Dio Patria e famiglia.

Il Governo attuale, anche se retto dalla Premier Giorgia Meloni, è quanto di più oscurantista per i diritti delle donne. Dopo aver negato il congedo paritario tra madre e padre, caricando ancora una volta il peso della cura sulla donna- madre, ora con un decreto ministeriale abolisce la figura della consigliera di parità regionale, demandando la tutela delle lavoratrici a una struttura nazionale.

Con molta probabilità le consigliere di parità regionali termineranno il loro lavoro alla fine dell’ anno solare per poi vedere abolito il proprio ruolo nel prossimo 2027.

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Il decreto è a firma della Presidente del Consiglio e della ministra per la famiglia Eugenia Roccella.

Un decreto, quindi, che sfugge al dibattito parlamentare, per cancellare una presenza sul territorio importante e creare una struttura centrale romana. Non si tratta certo di un taglio ai costi, visto che il servizio è equiparato quasi al volontariato (300 euro al mese circa di retribuzione, neanche un rimborso spese), ma dello svuotamento di un servizio importante soprattutto per le donne, discriminate, sottopagate e spesso demansionate. Le donne – lo dice l’Istat – subiscono discriminazioni frequenti (42% contro il 22% degli uomini), con part-time involontario alto (49,2%), retribuzioni inferiori e difficoltà di carriera.

In Molise questa carica dal 2004 al 2017 fu ricoperta da Giuditta Lembo. La consigliera attuale è l’avvocata Giuseppina Cennamo, in prorogatio dal 2022 dopo una causa vinta con l’avvocata Maria Calabrese, che fu nominata illegittimamente durante il Governo Toma.

Ora l’ atto di indirizzo del Consiglio regionale era diretto a Maria Antonietta Battista ma a questo punto la nomina del ministero potrebbe non arrivare mai. Ed è chiaramente una beffa che proprio a una persona di centrodestra venga negata una nomina legittima proprio da un Governo del suo stesso colore politico.

Alla vigilia dell’8 marzo, mentre celebrano gli 80 anni dal voto alle donne, la premier Meloni e la ministra Roccella depositano contemporaneamente in Parlamento un decreto legislativo che prevede la cancellazione della figura delle Consigliere di parità sul lavoro. Una scelta sbagliata che prevede la chiusura dei punti di riferimento della promozione della parità di genere nelle regioni, per costruire invece una struttura centrale romana. Ma davvero il governo pensa che le donne in difficoltà nelle più diverse aree del Paese, possano pensare di rivolgersi con una pec a strutture ministeriali? I dati della disparità ci dicono con spietatezza che c’è bisogno di investire di più sulla parità effettiva, soprattutto nel lavoro, con risorse e strumenti concreti, anche potenziando e migliorando ruoli di garanzia, come quello delle consigliere di parità territoriali che sono vicine alle donne nei problemi quotidiani. Il nostro paese dovrebbe recepire la direttiva europea rafforzando invece l’impegno distribuito nelle città e nelle aree periferiche, non eliminare questo presidio. Per coerenza con le parole che vengono pronunciate ogni giorno per la celebrazione della parità, chiediamo alle donne di governo, Meloni e Roccella in primis, un ripensamento responsabile per andare incontro, in modo efficace, ai bisogni di tutte le italiane, ovunque vivano” così le deputate del gruppo parlamentare del Partito Democratico.