Ostensione dopo 800 anni delle spoglie di San Francesco ad Assisi. Il senso del Giubileo francescano.

Scritto da
Pubblicità
Pubblicità
Pubblicità

Di Nicola Zagaria

Per un unico mese, a cavallo tra febbraio e marzo, dopo 800 anni, le spoglie del santo dei santi ad Assisi in ostensione pubblica, per un mese circa, unica nel tempo. Migliaia e migliaia di devoti in pellegrinaggio. Cosiddetto del Giubileo francescano, indetto quest’anno. La spiritualità del santo vive uno dei momenti più solenni e irripetibili. È la prima ostensione così programmata. Quel gigante diventa ancora più minuto nelle sue spoglie. Ma conserva, nei luoghi sacri, della sua mai abbandonata terra, una spiritualità che conserva l’essenza più semplice della spiritualità della fede. Tra la fiumana e file, in parte interminabili, che affaticano che il corpo più resistente e la fede più solida, c’è solo un atteggiamento che salva. La consapevolezza del viaggio, da Rivotorto, da dove i primi frati vennero cacciati via, alla Porziuncola, dalla basilica di Chiara a quella di Francesco, da san Damiano alle carceri, dalla casa paterna e dalla regola non bollata alla modalità più intensa che incarna la ricerca di Cristo nei segni che si fecero vivi sul corpo e nella genialità disarmante del piccolo frate. Così mentre cerchi Francesco, ti rendi conto che, come accade per ogni santo che sposiamo a modello, ti cerca il Signore.
L’intero universo si raduna in quei luoghi. La bellezza è respirarne l’aria. Come rinnovarsi nell’acqua pura battesimale. Come percorrere l’esodo verso la Promessa di eternità. Pax et bonum stride col mondo fuori. Che rimane sordo sotto le silenziosi esplosioni della guerra che i demoni della terra hanno deciso di combattere a tutti costi contro l’umanità destinata alla salvezza richiesta per tutti. Quelle ossa delle spoglie indicano la strada del dono. Di sé stessi. Di ciascuno. Come nel vero modello cristiano. Iniziato da Gesù, figlio del Padre, inviato per tutti i figli e fratelli. Francesco è unico perché contiene in modo sublime la più enorme applicazione semplificata e concreta della Parola. Non c’è spettacolo. Non c’è ipocrisia. Non c’è interpretazione. C’è poco o nulla. Ma tutto.
Ecco le parole nel lungo cammino parallelo della Perdonanza di Assisi, secondo le ultime volontà.
«Santo padre, voglio, se piace a sua santità, che quanti verranno in questa chiesa confessati e pentiti e, come è conveniente, assolti dal sacerdote, vengano liberati dalla pena e dalla colpa in cielo e in terra dal giorno del battesimo fino al giorno e all’ora della loro entrata nella suddetta chiesa». (Fonti Francescane 2706)