Ospedale di Isernia: ecco tutta la verità

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Diversi mesi orsono abbiamo
inziato a raccontarvi incresciose situazioni e disagi riguardanti il Presidio Ospedaliero di Isernia, tornato alla ribalta recentemente in vista della applicazione commissariale dell’ipotetico nuovo piano sanitario 2025-2027. Diverse le manifestazioni in opposizione all’operato dei commissari . Tra il mutismo di tutta la filiera dei parlamentari eletti e in particolare il centrodestra, il centrosinistra sembra porsi in aperta opposizione. Ma ciò che appare evidente è invece il totale distacco dalla realtà di tutta la filiera politica e istituzionale. E non solo. Qualche piccola forza politica sì è fatta sentire, ma fuori dai ranghi, come Alternativa Molise. Si è realizzata qualche manifestazione di un nuovo comitato popolare capitanato dal solito Izzo presso la prefettura. E ad Agnone, a difesa di ciò che resta del nosocomio. Una flebile voce si è alzata da parte dell’Ordine dei Medici. Il Comitato Pro Cardarelli rispolvera la sua presenza. Dopo mesi di indagine sinteticamente vi riportiamo la triste realtà del nosocomio pentro. In un terrificante viaggio reparto per reparto. Oncologia, psichiatria, pediatria, anatomia patologica, il laboratorio e il centro trasfusionale sono in piena crisi di personale e in fase di accorpamento con Campobasso. L’otorinolaringoiatria è stata decurtata in personale ( ricorderete la petizione del dott. Ciammetti) e funzionalmente, tanto da essere deputata ad una attività operatoria prevalentemente ambulatoriale, limitata nel percorso di pazienti pediatrici secondo un range di età ispirato ad un protocollo nazionale. Sopravvive di reperibilità che in realtà sono divise nei tre presidi Asrem: può capitare cioè che un paziente in emergenza debba essere gestito da un dirigente reperibile a Termoli paradossalmente oppure a Campobasso. L’ortopedia in vista della quiescenza del primario, sopravvive grazie a due pensionati che svolgono attività libero professionale, insieme ad un altro dirigente dipendente Asrem ed è un servizio attivo di guardia 24h, retribuita nella forma di attività aggiuntiva anche notturna, per evitare i sovraccarichi da reperibilità. La medicina generale, dopo la recente dipartita di altre due unità mediche che hanno lasciato la Asrem, è stata costretta a coprire anche i turni del pronto soccorso per disposizione della direzione sanitaria. Questa stessa, da qualche mese, non copre più un servizio di pronta disponibilità per qualsiasi evento o problematica inerente il presidio. Il pronto soccorso sopravvive tra la disorganizzazione atavica interna e l’assenza di percorsi e protocolli contestualizzati, tra l’iperassistenzialismo e la medicina difensiva, tra gli abnormi deficit della medicina territoriale, che rimane saldamente ancorata a deresponsabilizzazione e una visione ossessivamente e prevalentemente ospedalocentrica. Se non fosse stato per alcuni medici venezuelani, rimasti a dispetto di altri e trattenuti in servizio, non si sa ancora a quale titolo a partire dal periodo dell’emergenza pandemica, sarebbe già stato chiuso. La stroke unit, da anni trasferita a Campobasso, non è dotata di una equipe itinerante e richiede consulenze da effettuarsi rigorosamente in sede presso la hub, anche solo per un elettroencefalogramma o per una valutazione clinica. Soprattutto dopo il fallimento del robottino costato soldi pubblici e mai messo in funzione a salvaguardia dei pazienti da candidare a trombolisi urgente secondo in protocollo solo cartaceo e mai reso operativo. La Cardiologia – Utic, ma in particolare l’emodinamica, è talmente in affanno che sono rimasti attivi due soli dirigenti ed uno è in formazione, nell’ottica di riuscire a mantenere vivo il servizio di gestione e studio delle emergenze. L’emodinamica sovente va in sofferenza e non può essere una novità il fatto che non sempre sia riuscita a garantire il servizio 24h e 7 su 7 giorni.
Il servizio di Endoscopia Digestiva di urgenza non ha completa copertura di reperibilità, né medica né infermieristica, come accade nelle ore pomeridiane, notturne e festive, da anni. Risulta salvaguardato esclusivamente dalla fortuita presenza di uno dei chirurghi endoscopisti nel turno quotidiano. Il pronto soccorso idem non ha alcun servizio di pronta disponibilità e periodicamente si avvale esclusivamente di supporto infermieristico non medicalizzato. Per quanto riguarda il Punto Nascita non tutte le partorienti sono gestibili e parimenti i neonati dotati, per determinate condizioni cliniche o preventive, di parametri a rischio. Tanto che anche i servizi di trasporto protetto neonatale (sovente anch’esso in affanno per le coperture delle reperibilità) e la terapia intensiva neonatale sono ubicati presso l’hub regionale di Campobasso, immaginandone l’impatto drammatico gestionale. Un punto nascita dovrebbe normalmente essere garantito dalla presenza in loco della terapia intensiva neonatale, ovvero di un sistema di reperibilità in emergenza o quantomeno di pediatri-neonatologi. In realtà anche di questi ultimi il punto nascita pentro risulterebbe totalmente o parzialmente privo. Molte emergenze neonatali infatti vengono gestite dai rianimatori che non hanno alcun titolo a sostituire una specialità non equipollente. I pediatri d’altronde non risulterebbero a copertura completa del servizio di reperibilità 24h. Non esiste dunque una Rete Pediatrica dell’emergenza. E anche in questo caso i rianimatori sono chiamati a sostituirli ma privi di qualsiasi competenza. Con tutte le implicazioni giuridiche del caso. E sempre a Campobasso, secondo protocolli regionali, ispirati a linee guida nazionali, sono allocate le uniche possibilità di gestione chirurgica pediatrica, considerati determinati esclusivi range di età, già evidenziati. Non sono noti i dati sulle misteriose liste d’attesa di tutte le chirurgie presenti nel nosocomio, che pur usufruendo di attività aggiuntive necessarie, anzi a pioggia, non sembrano in grado di realizzare le performance previste. Nel contempo l’assessore alla sanità e il sindaco si sono dichiarati ai nostri microfoni a favore della integrazione col privato, soprattutto nel verosimile riferimento alla rete ictus cotanto contesa nelle recenti discussioni sulla sanità molisana. Sul supporto degli ospedali di Comunità e delle strutture di riabilitazione, come la GEA, si rimpallano le bugie che gli stessi commissari hanno imputato alle strutture assessorili regionali. Come se nessuno sapesse la realtà delle cose. Difatti nel presidio pentro già attualmente e da diversi mesi, come da noi già posto in risalto, molti servizi sono mantenuti da libero professionali. Che vi abbiamo raccontato essere presenti, anche come pensionati e su altri presidi regional: al Pronto Soccorso, in Ortopedia, in Pediatria. Addirittura sono in presenza in maggioranza in un reparto cruciale, come la Ranimazione. I rianimatori pentri hanno bloccato l’attività aggiuntiva non essendo disposti alla copertura di turni non più regolarmente retribuiti.
Dopo la recente dipartita di due unità mediche ebbene sarebbero rimasti soltanto cinque dipendenti Asrem. Supportati da tre specializzandi, con le relative limitazioni e prescrizioni dovute dal decreto Calabria e la bellezza di ben sei libero professionisti, di cui due pensionati rientrati. Di fatto la contestazione di una anomala integrazione allora appare piuttosto schizofrenica. I libero professionali sono lasciati liberi di non marcare le loro presenze, non sono contestualizzati per ovvi motivi nel reparto, e non svolgono pronte disponibilità. Soprattutto vengono restribuiti ad 80 euro lorde orarie, autocertificate e pagate puntualmente mensilmente, avallate dai direttori di unità operativa. Il mistero poi sul perché, come sta venendo fuori, i dipendenti Asrem non vengano retributi dell’attività aggiuntiva viceversa da ben dieci mesi, non può che infittirsi e raccapricciare ulteriormente. Sullo sfondo tutti deficit di una sanità pubblica che non è mai stata posta nelle condizioni di crescere e svilupparsi, mai di dotarsi dei Livelli di Assistenza previsti, a dispetto di chi dice che va tutto bene. Ancora oggi bisogna effettuare dai presidi spoke corse di speranza per trasportare pazienti urgenti verso Responsible per la cardiochirurgia piuttosto che per la neurochiurgia verso Neuromed. Ancora oggi troppo spesso bisogna effettuare viaggi della speranza verso ospedali fuori regione e se tutto va bene verso la Chirurgia Vascolare di Campobasso con una emergenza di dissecazione vascolare o chissà quale presidio per altre competenze. Perché la sanità pubblica è stata ridotta così? La sanità privata ha compiuto il ribaltone mettendo ormai le mani sulla sanità pubblica? Il decreto governativo del 31 luglio scorso che impone di limitare se non escludere dalle strutture pubbliche i gettonisti in Molise è carta straccia?
Dunque realmente Chi sta chiudendo, e non da ieri, i battenti del Veneziale?