Nuovo difetto di notifica, udienza Roberti rinviata a settembre: campo progressista chiede trasparenza al presidente

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Nuova battuta d’arresto per l’udienza preliminare della maxi inchiesta della Dda di Campobasso su rifiuti e corruzione, inchiesta che coinvolge il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, insieme ad altri 43 indagati.
Dopo i rinvii del 22 gennaio e del 12 marzo scorsi a causa di difetti di notifica, anche l’udienza in programma stamattina si è conclusa con un nulla di fatto.

Lo stop stavolta è dovuto alla mancata notifica ad una donna coinvolta nella vicenda giudiziaria che risiede in Svizzera e che non si è riusciti a rintracciare.
Per questo la giudice Silvia Lubrano ha disposto ora le ricerche da parte della polizia giudiziaria per poter notificare il provvedimento di citazione in giudizio.

Per consentire questa ricerca, che potrebbe avere tempi non brevi, è stata cancellata la prossima udienza, che era in programma a luglio, ed è stata fissata una nuova per il 17 settembre. Il fascicolo dell’inchiesta è composto da circa 60 mila.

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“Tre rinvii e ancora nessuna parola ai molisani”, il campo progressista chiede a Roberti quella trasparenza che il ruolo pubblico impone

A margine dell’ennesimo stop procedurale, i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina e Angelo Primiani e i consiglieri regionali del Partito Democratico, Vittorino Facciolla, Alessandra Salvatore e Micaela Fanelli tornano a sollecitare un chiarimento pubblico da parte del presidente della Regione.

«Siamo al terzo rinvio e siamo ancora in attesa che il presidente della Regione spieghi alla stampa e ai cittadini molisani — come aveva annunciato di voler fare in un video, per poi lasciar cadere la cosa nel dimenticatoio — la propria posizione», dichiarano i consiglieri del campo progressista, che tengono a precisare il perimetro del proprio ragionamento:

«Al netto delle responsabilità, tutte ancora da accertare, della presunzione di innocenza e di tutte le garanzie proprie del nostro stato di diritto, sta di fatto che la propria esposizione e il proprio ruolo pubblico — in quanto titolare di un incarico politico — imporrebbero una trasparenza maggiore rispetto a quello che sta accadendo».

La questione, per il campo progressista, non riguarda il merito giudiziario del procedimento, su cui spetterà alla magistratura fare chiarezza, ma l’obbligo politico che deriva dall’occupare la massima carica istituzionale della Regione: quello di non sottrarsi al confronto con l’opinione pubblica.