Nuovo Codice appalti, le perplessità dell’Ordine degli Architetti

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Il presidente Alessandro Izzi: “Il principio cardine deve restare la qualità”

“Un progetto di qualità non può essere posto in secondo piano rispetto a interessi economici e temporali. Una buona realizzazione di edifici, spazi pubblici e infrastrutture migliorano le condizioni di vita di tutti e saranno il nostro abitare di domani”.

E’ ben chiaro il punto di vista degli oltre cento presidenti degli Ordini territoriali degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori firmatari del documento inviato al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni all’indomani dell’approvazione del nuovo Codice degli Appalti. La riforma non convince gli architetti e anche il presidente dell’Ordine della provincia di Campobasso Alessandro Izzi esprime le proprie perplessità su quanto approvato. “Il testo pone la qualità del progetto in secondo  piano, la tempestività  è sicuramente un carattere importante ma non può essere il solo requisito su cui improntare la nostra attività tralasciando trasparenza e qualità”.

Il presidente Izzi fa riferimento ad alcuni principi cardine del nuovo Codice fermamente contestati dagli Architetti. Il “principio del risultato”, inteso quale interesse pubblico che afferisce all’affidamento del contratto e alla sua esecuzione con la massima tempestività e il migliore rapporto tra qualità e prezzo nel rispetto dei principi di legalità, trasparenza e concorrenza e il “principio della fiducia” nell’azione legittima, trasparente e corretta della Pubblica amministrazione dei suoi funzionari e degli operatori economici.

Izzi si sofferma, inoltre, sulla riduzione dei livelli di progettazione. “Il nuovo Codice, infatti, non prevede più livelli intermedi di progettazione ma solamente due livelli – spiega il presidente –  il progetto di fattibilità tecnico-economico  e quello esecutivo. Viene meno, dunque, la progettazione definitiva. Una modalità operativa, tesa sicuramente ad accelerare la procedura che, in realtà non garantisce la qualità complessiva del progetto. Altra nota dolente del testo – continua Izzi – è la reintroduzione dell’appalto integrato senza i divieti previsti dal vecchio Codice. Il contratto, infatti, secondo quanto previsto nel nuovo dispositivo normativo, potrà avere come oggetto la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori sulla base del solo progetto di fattibilità tecnico-economica approvato. In tal modo – precisa il presidente Izzi –  sebbene il nuovo Codice apparentemente riduce le tempistiche realizzative delle attività tecniche, espone  i tecnici professionisti a logiche imprenditoriali escludendo anche la pubblica amministrazione dal controllo del progetto che rimane di esclusiva discrezione e scelta da parte dell’impresa”.


La riforma entrerà in vigore il primo aprile. Gli architetti, per questo, chiedono al Governo un ripensamento delle soluzioni proposte e si rendono disponibili al confronto.

 “La riduzione o la perdita di valore o addirittura l’eliminazione dei concorsi di progettazione, nella forma più aperta e inclusiva dei giovani e dei professionisti di talento, dell’equo compenso, della leale concorrenza, del legittimo merito che la proposta di legge dimostra – scrivono gli architetti nella lettera a Meloni –  vanno in una direzione diversa da quella che tutti noi auspichiamo e prospettiamo per il bene e il futuro dei nostri territori, delle nostre città e dell’intera comunità. In particolare le tempistiche dettate da Europa e da Pnrr non possono andare a scapito del far bene. Il nuovo testo è sicuramente decisivo per ridurre tempi e procedure nell’affidamento e nella programmazione, pianificazione e progettazione di opere ma non può condurre all’eliminazione di parti di legge indispensabili per la qualità del progetto e delle conseguenti realizzazioni e nel garantire i principi di legalità, trasparenza e concorrenza negli affidamenti di servizi”.

Il presidente dell’Ordine di Campobasso Alessandro Izzi, infine, lancia un appello ai parlamentari eletti in Molise e impegnati quotidianamente nei lavori parlamentari,  invitandoli ad accogliere le istanze dei professionisti e ad attivarsi per sollecitare la revisione del testo nelle sedi preposte.