Martina Carbonaro uccisa a 14 anni dall’ ex ragazzo: il problema non è l’ età del suo fidanzamento ma l’educazione ricevuta dal suo assassino

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Martina Carbonaro, la 14enne di Afragola uccisa a sassate dal suo ex fidanzato Alessio Tucci, è destinata a soppiantare persino la memoria di Giulia Tramontano e Giulia Cecchettin.

Per la sua giovanissima età e perché anche lei, come le donne più anziane, è arrivata a dire il suo ultimo no al ragazzo che diceva di amarla.

Martina e Alessio erano fidanzati da due anni. Quando lei aveva 12 anni e lui 17. Questa circostanza ha fatto perdere di vista il vero motivo del femminicido anche allo psichiatra Crepet e al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. I quali si sono resi protagonisti di una vittimizzazione secondaria neo confronti di Martina e della sua famiglia.

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Colpa dei genitori che l’ hanno fatta fidanzare troppo presto. Colpa loro che ancora bambina usciva con ragazzi più grandi e aveva un profilo social.

Nessuno si chiede come sia stato educato Alessio. Nonostante i giudici inquirenti hanno già stabilito, ispezionando il corpo di Martina, che il suo assassino reo confesso avrebbe agito con crudeltà.

E no. Il problema non è che la ragazza a 12 anni avesse già un fidanzato. Chi scrive ha avuto il suo primo ragazzo a 15 anni e si sentiva già vecchia per questa esperienza ben 33 anni fa.

In realtà come quelle meridionali e anche settentrionali non è una rarità avere il ragazzo a 12 anni.

Il fenomeno preoccupante è la crescente violenza a tutti i livelli della società odierna. Di giovani incapaci di accettare il rifiuto. E quindi il no a quella richiesta di abbraccio ha scatenato una furia cieca che ha portato a nostro dire più che a un femminicidio a un infanticidio. Detta così perché la vittima ha solo 14 anni. Anche se sui social ne dimostra di più.

Non tutte le ragazzine che si fidanzano a 12 anni sono poi vittime del proprio ex ragazzo.

Il problema la mancata educazione al no. Alla sconfitta. Se un errore grande c’è in ogni femminicidio o omicidio che riguarda persone così giovani è quello di essere abituati a vincere sempre.

Il regalo alla moda alla prima comunione, il motorino o la macchinetta dopo la terza media con telefonini all’ultima moda.

I giovani che ammazzano non hanno empatia verso l’ altro, non colgono la differenza tra una playstation e una persona.

Quindi non bastano le pene severissime proposte da Giorgia Meloni. Continuiamo a dire che occorre insegnare la cultura del rispetto degli altri: a casa come a scuola.

Il problema non è la giovane età di Martina. Ma la mancata responsabilizzazione al rispetto di Alessio.