Manovra di Bilancio 2026: dal 2023 al 2026, 17,5 miliardi in meno per la sanità.

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Michele Giambarba ( ex portavoce nazionale Costituente Comunista)


Davanti alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera riunite, la Fondazione Gimbe ha dimostrato, documenti alla mano, come l’apparente aumento delle risorse previste dal Bilancio 2026 per il SSN mascheri in realtà un definanziamento strutturale.
Tra il Fondo Sanitario Nazionale previsto e quello che si sarebbe ottenuto mantenendo il livello di finanziamento stabile al 6,3% del PIL del 2022, infatti, si registra un gap accumulato, nel periodo 2023–2026, di 17,5 miliardi di Euro. Vale a dire che, a fronte di miliardi sbandierati in valore assoluto, la sanità pubblica ha perso in quattro anni l’equivalente di una legge di bilancio.
A rimetterci, come sempre, sono i cittadini, che vedono crescere le liste di attesa, la spesa privata e le diseguaglianze di accesso, mentre lo Stato viene meno alla propria competenza esclusiva nel garantire i Livelli Essenziali di Assistenza e continuando invece ad ignorare i più recenti orientamenti della Corte Costituzionale sulla tutela della salute: dal principio del “diritto finanziariamente condizionato” alla “spesa costituzionalmente necessaria”.
Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE, ha dichiarato che “Il Disegno di Legge sulla Manovra 2026 è molto lontano dalle necessità della sanità pubblica: le risorse stanziate non bastano a risollevare un Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in grave affanno, sono insufficienti per coprire tutte le misure previste e mancano all’appello priorità cruciali per la tenuta della sanità pubblica”.
Ed aggiunge:” Se le cifre assolute riescono ad abbagliare l’opinione pubblica, cambiando prospettiva emergono i tagli invisibili nel quadriennio 2023-2026”.
E’ vero che il Governo Meloni ha aumentato il FSN di ben € 19,6 miliardi (cifra mai assegnata da nessun Esecutivo in 4 anni), ma è altrettanto vero che, tagliando la percentuale al FSN dal 6,3% sul PIL del 2022 a valori intorno al 6% negli anni successivi (e con la Manovra 2026 si scende addirittura sotto la soglia del 6%, toccando nel 2028 il minimo storico del 5,93%), la sanità ha complessivamente lasciato per strada, come già detto, ben 17,5 miliardi di Euro. Quindi, nonostante gli aumenti nominali, la sanità ha perso in quattro anni l’equivalente della prossima legge di bilancio.
Del resto, questo andamento riflette il continuo disinvestimento nella sanità pubblica avviato nel 2010 e perpetrato da tutti i Governi che si sono succeduti. Inoltre, l’aumento del FSN in valore assoluto, spesso sbandierato come un grande traguardo, non è che un’illusione contabile: la quota di PIL destinata alla sanità cala inesorabilmente, fatta eccezione per gli anni della pandemia quando i finanziamenti straordinari hanno mascherato il problema.
Oltre a tutto, analizzando alcune delle misure previste, si evidenzia un’anomalia dovuta al fatto che oltre 430 milioni di Euro destinati a finanziare interventi del 2026 attingono a risorse già stanziate con la Legge di Bilancio 2025: è a dir poco “insolito”, per non dire altro, che una quota così rilevante delle risorse per assunzioni e prestazioni aggiuntive derivi da fondi già impegnati, Vale a dire che il rilancio delle politiche del personale resta, di fatto, sulla carta, e la frammentazione di misure e investimenti sembra pensata per non scontentare nessuno, senza una reale visione strategica di rilancio del SSN.
Costituente Comunista condivide appieno e fa proprie le indicazioni e le proposte concrete per rifinanziare il SSN suggerite dal report OCSE sulla sostenibilità fiscale dei servizi sanitari ed avanzate dalla Fondazione GIMBE .
In altre parole, se vogliamo davvero rilanciare il SSN è indispensabile avviare un rifinanziamento progressivo accompagnato da coraggiose riforme strutturali di sistema.
Aggiungere fondi senza riforme riduce il valore della spesa sanitaria, mentre varare riforme senza maggiori oneri per la finanza pubblica crea solo “scatole vuote”: vedasi il Decreto anziani e, soprattutto, il Decreto Liste di attesa.
Siamo sempre più convinti che è possibile pianificare un incremento annuo del FSN nonostante la stagnante crescita economica, gli interessi sul debito pubblico e l’entità dell’evasione fiscale, sempre che ci sia la volontà politica di farlo, a prescindere dagli avvicendamenti dei Governi.
Iniziamo col rivalutare i confini tra spesa pubblica e privata e ad attivare un piano nazionale esente da sprechi e inefficienze, con la conseguente ricollocazione delle risorse su servizi e prestazioni sotto-utilizzate.
Pochi proclami populisti e rimbocchiamoci le maniche!!
Ridiamo alla sanità pubblica quello che le spetta per tornate ad essere la sanità che l’Art. 42 della Costituzione proclama!
In altre parole diamo quello che serve, e non quello che avanza.
Solo un reale potenziamento del SSN, con adeguate risorse e coraggiose riforme strutturali, farà tornare la sanità ad essere il “fiore all’occhiello” del nostro Paese nel rispetto del diritto costituzionale alla tutela della salute, per la coesione sociale e per la tenuta democratica della Nazione.
Se la sanità pubblica arretra, l’Italia intera rischia di affondare.
Michele Giambarba